Leopardi, un indovino del futuro

Giacomo Leopardi, un indovino del futuro incompreso?! E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce. (La Ginestra, 1836) Siamo abituati ad imparare a scuola, sia alle medie che alle superiori, che la celebrità dell’eclettico Giacomo Leopardi sia dovuta esclusivamente alle varie fasi delle sue teorie sul pessimismo. Questa etichetta lo fa spesso ricordare superficialmente solo come il poeta dell’Infinito, di A Silvia, del Sabato del villaggio, appellandosi banalmente all’autore con epiteti come “pessimista”, “nichilista”, “triste”, “disperato”, “depresso”, ecc. Qualcuno direbbe anche “gobbo”, e metterebbe la deformità fisica di Leopardi in relazione con la sua sconsolata visione del mondo. E se invece sotto questa superficie negativa ci fosse di più? Si celasse un messaggio contemporaneo per i posteri? Dunque, partendo dal presupposto che il messaggio di Leopardi è un vero e proprio sistema di pensiero, il pessimismo affonda le sue radici nella delusione storica vissuta in Italia a seguito delle drammatiche esperienze della Rivoluzione francese e della Restaurazione tra il XVIII ed il XIX secolo. Pertanto, Leopardi usò pessimismo e materialismo come scuse per giustificare la sua epoca e tentare, almeno inizialmente, di vedere in essa non un fallimento, ma il principio di una vita nuova. Considerati i suoi studi e le conseguenti teorie, verso i trent’anni, Leopardi che si considerava un classicista (un amante dei tempi del passato) cominciò a maturare il disprezzo per la società contemporanea, colpevole di aver corrotto la natura rendendo impossibile per gli uomini vivere con essa un rapporto diretto ed autentico. Questa consiste nella fase che i critici hanno chiamato “pessimismo storico”: il male dell’uomo è causato dall’uomo stesso e dal processo di civilizzazione, non dalla natura. Dunque, Leopardi nacque nel 1798 e morì nel 1837, a soli 39 anni. Appaiono evidenti, dai pensieri riportati nello Zibaldone e nelle Operette morali, il suo disappunto ed il suo scetticismo verso la felicità umana, il progresso ed il futuro dell’umanità. Egli fu figlio del suo tempo, ma non fece in tempo a vedere i frutti (positivi e negativi) della Seconda Rivoluzione Industriale, che fece decollare lo sviluppo anche in Italia, dopo il resto d’Europa. Chissà che cosa avrebbe detto oggi Leopardi se avesse testimoniato le progressive forme di inquinamento che da più di 50 anni stanno incrostando la nostra terra. Probabilmente, avrebbe ribadito che l’uomo è artefice anche della sua sfortuna, un po’ come se il verso introduttivo della sua ultima poesia, La Ginestra, avesse predetto il futuro (E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce…).

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