Con le mani carezze, non violenze

Abbiamo conosciuto l’associazione Eva con Eva, che si occupa dell’accoglienza delle donne oggetto di violenza, grazie ad un progetto svolto con le classi terze della scuola. La presidente Primetta Banchetti ha soddisfatto la nostra curiosità rispondendo ad alcune domande. Da cosa deriva il nome “Eva con Eva”? «Il gruppo delle Pari Opportunità del Comune di Montevarchi, che ha fondato nel 2008 l’associazione, dopo aver fatto votare ai soci fondatori quattro nomi diversi, ha scelto Eva con Eva, che prende spunto per antitesi dal titolo dal film, racchiude il significato di “donna con donna”. Per quale ragione è nata questa associazione? «Perché un gruppo di donne ha ritenuto importante aiutare altre donne in difficoltà, affinché potessero vedere nell’associazione un’ancora di salvataggio contro la violenza di genere. Chi sono i membri di questa associazione? «Prima di tutto ci sono 120 soci: dal 2015 abbiamo deciso che anche gli uomini possono iscriversi. In più c’è un Consiglio, formato da 7 membri, una presidente, una vice presidente e una tesoriera. Ci affiancano anche un gruppo di professionisti esterni: 4 legali e 3 psicologhe che ci supportano nel percorso che segue l’accoglienza delle donne». Quale iter seguite per aiutare una donna quando si rivolge a voi? «Abbiamo uno sportello aperto al pubblico il lunedì mattina e il mercoledì pomeriggio, un numero di telefono fisso in sede e un cellulare attivo 24 ore su 24. Al momento della telefonata dobbiamo capire la gravità della situazione: se c’è un pericolo immediato si avvisano le forze dell’ordine, altrimenti diamo un appuntamento, nel quale accogliamo la donna, compiliamo una scheda e le proponiamo tre colloqui con le volontarie formate per l’ascolto. Seguono tre colloqui con una psicologa e tre con una legale. Se necessario viene attivata anche la rete dei servizi sociali». Cosa dovrebbe fare la società attuale per sconfiggere la violenza di genere? «Promulgare leggi più severe con la certezza della pena e sensibilizzare i giovani e tutta l’opinione pubblica sulla violenza di genere. E’ necessario inoltre un cambio di mentalità nei rapporti tra uomo e donna, nessuna delle due figure deve prevalere sull’altra e deve essere rispettata la libertà individuale. Fondamentale è che la donna abbia la sua indipendenza economica, senza è difficile allontanarsi dalla casa del compagno». Quale messaggio vorrebbe trasmettere alle donne che subiscono atti di violenza? «Di non avere paura di denunciare e di non porsi mai la domanda: Sono io che ho sbagliato? Voi non sbagliate, chi compie violenza non ha mai ragione. Le mani non si alzano, con le mani si devono fare solo carezze».

Classe 1C

Tutor: Irene Buricchi, Gianna Gambini

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