C’è un vero mare di plastica!!!

Il nostro pianeta è soffocato dalla plastica: isole di plastica negli oceani, fiumi e spiagge trasformati in discariche. Come siamo giunti a questo punto? Giorno dopo giorno accumuliamo plastica senza accorgerci delle conseguenze, ma perché continuiamo a produrla? Perché fa parte delle nostre vite quotidiane, nella nostra giornata la maggior parte delle cose che usiamo sono di plastica, dallo spazzolino da denti all’;incarto dei biscotti, dalla bottiglia dell’acqua ai componenti delle auto. Anche nei nostri abiti, nei dentifrici, e perfino nei cosmetici, ci sono microplastiche. La plastica ha tanti aspetti positivi: è economica, perciò utilizzabile anche per oggetti monouso, resistente, leggera e quindi più comoda da trasportare, utilizzabile in diversi contesti e si può riusare e darle nuove forme. La sua resistenza, però, diventa un aspetto negativo per l’ambiente, infatti è un materiale quasi del tutto indistruttibile, non biodegradabile, basti pensare che una bottiglia di plastica impiega centinaia di anni a decomporsi. Molti dei rifiuti di plastica finiscono negli oceani, sulla cui superficie si depositano, creando enormi isole, una di queste è la Great Pacific Garbage Patch, situata nell’Oceano Pacifico, che si sposta seguendo la corrente oceanica. I ricercatori ritengono che il 20% dei rifiuti che la compongono provenga dallo tsunami del 2011 in Giappone, essa è formata da reti da pesca, cassette, bottiglie, tappi e molti frammenti di oggetti di plastica rigida. Col tempo la plastica affonda e si sgretola fino a ridursi in microparticelle; a pagarne le conseguenze sono gli animali marini che se ne nutrono, scambiandole per plancton, la plastica entra così anche nella nostra catena alimentare. Gli scienziati ipotizzano che, se continuiamo così, nel 2050 la plastica in mare peserà più dei pesci. Sulla terraferma si verificano altrettanti problemi: in molti paesi bruciano la plastica per evitarne l'accumulo nelle discariche, cosicché viene prodotta diossina, sostanza cancerogena. Anche passeggiando sulle nostre spiagge, troviamo attrezzi da pesca, mozziconi di sigarette, bottiglie, tappi, bastoncini di cotone, contenitori, sacchetti, buste, cannucce e siringhe. Dobbiamo aprire gli occhi: la nostra casa è malata, deve essere soccorsa perché per ora è l’unico pianeta abitabile. L’emergenza plastica è grave come il cambiamento climatico. Purtroppo, in media, nel mondo, solo il 15% della plastica viene riciclato, l’Unione europea sta cercando di porre rimedio alla situazione: secondo una direttiva del 2018, tutti gli imballaggi di plastica dovranno essere riciclabili entro il 2030 e il consumo di plastiche monouso dovrà essere ridotto. Anche noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa, ad esempio applicare i principi delle quattro R: Ridurre, Riusare, Riciclare, Recuperare.

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