I fantasmi di Chernobyl 1986-2020

L’incidente – Sono le ore 1:23 del 26 aprile 1986 quando la centrale nucleare di Chernobyl è scossa da un’esplosione. È il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare. La scala internazionale lo ha classificato come “evento catastrofico di livello 7”, il massimo. Attribuito solo un’altra volta, nel caso dell’incidente avvenuto nella centrale di Fukushima, in Giappone, l’11 marzo 2011. La nube radioattiva – L’incendio sprigiona una grande nuvola di materiale radioattivo e 336000 persone devono essere evacuate. Nei giorni successivi il vento fa percorrere centinaia di chilometri alla nuvola che aleggia su tutta L’Europa. A Roma 200mila persone scendono in piazza gettando le basi per il referendum che l’anno successivo porterà all’abbandono dell’energia nucleare in Italia. Le vittime – Sul disastro di Chernobyl, a distanza di anni, si possono leggere rapporti completamente diversi tra loro che vanno da stime di 30 vittime fino a centinaia di migliaia di morti. Nel 2003 l’ONU ha convocato un incontro istituzionale intitolato Chernobyl Forum, al quale hanno partecipato molti paesi ed enti. Il forum ha stabilito che le morti accertate come conseguenza dell’incidente sono 65. Tuttavia è lo stesso Chernobyl Forum a dire che potrebbero essere stimate ulteriori 4.000 morti presunte per leucemie e tumori su un arco di 80 anni. Come sono intervenuti? – I primi che sono intervenuti per provare a fermare il disastro sono stati i Liquidators (persone che pur sapendo che rischiavano la morte sono intervenute con protezioni non adeguate), e sono riusciti a creare un “sarcofago” di cemento armato intorno al reattore. Nell’immediato, il governo ha dovuto continuare a mantenere attivi gli altri tre reattori, per non interrompere la fornitura di energia elettrica. Nelle ore immediatamente successive all’esplosione, si è deciso di pompare acqua nel cratere del reattore per raffreddarlo, poi sparare azoto liquido e iniettarlo nel suolo, si è tentato di seppellirlo con carichi di sabbia e boro gettati da 1.800 elicotteri. Le conseguenze – Oggi Pripyat, il centro abitato allora più vicino al luogo dell’incidente, resta una città fantasma. La flora e la fauna della zona manifestano ancora i segni delle radiazioni. Queste ultime infatti non hanno risparmiato gli animali, causando malformazioni genetiche alle prime generazioni. Dopo il disastro – Nel 1991, un incendio nel reattore numero 2 fa temere il peggio, dichiarato danneggiato, viene dismesso. Nel 1996 cessa l’attività anche del reattore numero 1. E il 15 dicembre del 2000, il presidente ucraino, spegne definitivamente il reattore numero 3. Oggi il reattore numero 4 è sepolto sotto un sarcofago in cemento e acciaio, per limitare la contaminazione radioattiva.

Classe 2D

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