Dalla peste all’influenza, epidemia: no grazie

Epidemie? No grazie. Il termine epidemia definisce, una malattia infettiva che colpisce nello stesso momento più individui appartenenti alla stessa comunità. L’epidemia può essere classificata come una pandemia se è molto estesa, o come un’endemia se è presente in una certa area geografica; un’epidemia è invece sporadica se colpisce un numero limitato di persone e solo raramente. Lo sviluppo di una malattia infettiva è determinato dalla capacità infettante (detta virulenza) degli agenti patogeni, cioè la capacità mostrata da tali agenti di attaccare nuovi organismi e di riprodursi, causando lo stato di malattia. L’uomo e gli animali possono costituire dei serbatoi di infezione. In situazioni di cattive condizioni igieniche, invece, sono sempre stati gli animali il mezzo di diffusione di molte malattie. La loro stretta convivenza con l’uomo ha permesso a veicoli biologici di agenti infettivi, come zecche e pulci, di passare dai loro ospiti abituali, per esempio i ratti, agli uomini. Le prime notizie sulle malattie contagiose si trovano nella Bibbia, che testimonia il terrore e la morte che esse provocarono tra gli Egizi nel 1320 a.C. La prima descrizione della peste è dello storico greco Tucidide che nel 5° secolo a.C. trattò con toni tragici il tramonto economico e sociale di Atene che fino al 430 a.C., anno della pestilenza, era stata la più potente città del bacino mediterraneo. La peste è una malattia infettiva provocata dal batterio Pasteurella pestis, e trasmessa all’uomo mediante la puntura di pulci che infestano i ratti ammalati. Dopo la scoperta degli antibiotici, la peste è una malattia quasi totalmente scomparsa. Un’altra malattia infettiva è l’influenz. Il termine indica l’effetto (l’influenza, appunto) delle condizioni atmosferiche sull’uomo; si pensava che le malattie contagiose avessero origine dalle condizioni climatiche o ambientali: secondo la teoria miasmatica sviluppatasi nel Medioevo, l’insorgenza delle malattie era dovuta ad alterazioni della qualità dell’aria. Oggi la medicina possiede due armi che hanno modificato l’impatto delle malattie infettive sulla popolazione e diminuito il rischio di epidemie: la prevenzione (o profilassi) e gli antibiotici. La vaccinazione consiste nell’inoculazione di microrganismi o di materiale di origine microbica resi poco o per nulla dannosi per l’uomo, ma che stimolano le difese organiche e la produzione di anticorpi senza esporre l’organismo ai pericoli di un’infezione naturale. La prima malattia per la quale si è avuto a disposizione un vaccino fu il vaiolo, trasmesso da un virus. Gli antibiotici sono farmaci che eliminano i batteri o bloccano la loro attività. Con gli antibiotici si possono evitare le conseguenze di molte infezioni: in un tempo non lontano malattie come la broncopolmonite erano spesso causa di morte. La scoperta del primo antibiotico è merito del medico inglese Alexander Fleming. Nel 1929 osservò casualmente che una muffa impediva la crescita di batteri stafilococchi. La muffa si chiamava Penicillium notatum e la sostanza da essa estratta fu chiamata penicillina. Quindi, la storia ce lo insegna: epidemia? No grazie.

Classe 2M

Tutor: Elisa Alamanni, Roberto Guidobaldi

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