La vita ti travolge? Abbattersi mai!

Possiamo paragonare la vita ad una corsa ad ostacoli, c’è chi dopo una caduta si rialza, c’è chi no. Il nostro professore è caduto… si è rialzato e ha vinto. Nella piena adolescenza, il nostro professore dovette affrontare un grave incidente che gli travolse la vita. Durante l’estate dell’1987, come tutti gli altri giorni, si stava divertendo con gli amici e volle fare l’ultimo tuffo dal pontile di Marina Di Grosseto, dato che il giorno dopo sarebbe dovuto ripartire. L’incidente avvenne nella calda giornata del 14 Agosto… Si tuffò per godersi una delle ultime giornate estive, ma la testa urtò contro il fondale sabbioso. Si sentì leggero e ad un certo punto non sentì più le braccia e le gambe. Era una sensazione strana… non riusciva più a controllare i propri arti. Perse la conoscenza, tempo di risalire a galla ed essere portato a riva dai soccorritori. C’era chi sosteneva non ci fossero più speranze. La notizia dell’incidente si diffuse in tutta la vallata suscitando grande commozione. Un elicottero lo portò all’ospedale di Grosseto per poi trasferirlo a Firenze. Il professore, durante il tragitto, era a tratti incosciente, ma abbastanza lucido per sopportare quell’atroce dolore. Una volta arrivato i medici si ritrovarono ad affrontare la difficile scelta, tra operazione o il rapido e doloroso vecchio metodo, raddrizzare l’osso del collo. Il dottore comunicò alla famiglia che avrebbe usato il metodo “vecchia maniera”. Dopo lunga riabilitazione Il professore si rese conto della sua invalidità. Prima praticava molti sport, ed il suo rammarico era di non poter più provare fatica. Quando ritornò a casa, avendo già frequentato il primo anno per geometri, scelse una nuova scuola a causa delle sue condizioni: il linguistico a S.Giovanni. Ogni giorno un obbiettore stava con lui. Il primo giorno di scuola dovettero accompagnarlo con l’ambulanza, non c’erano altri mezzi idonei. In classe trovò posto al primo banco, da solo. Tutti lo guardavano e lui, non potendosi girare, si sentiva a disagio. Con la collaborazione del paese e della famiglia poté continuare gli studi. Gli insegnanti si organizzarono volontariamente per aiutarlo nei compiti. Ma ad aiutarlo ma fu tutta Terranuova. All’università si sentì meno diverso dagli altri. Non si arrese mai e per questo riuscì a laurearsi col massimo dei voti. E lui, come racconta il percorso che lo ha portato con noi? «Ho capito che bisogna lottare per raggiungere i propri sogni e non sempre da soli possiamo farcela. Il senso del nostro esistere è condividere la nostra umanità e cercare le emozioni per andare avanti. Nel mio caso ho sentito l’abbraccio della mia comunità che mi ha innalzato e accompagnato alla meta. Oggi mi sento parte attiva di questo mondo in cui oltre a ricevere posso anche dare: ed è il regalo più bello»”

Classe 2D

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