La Banca più bella del mondo

Quante persone sanno che a Perugia c’è la banca più bella del mondo? Situata in pieno centro storico, a metà circa di Corso Vannucci, il Nobile Collegio del Cambio può certamente definirsi tale. I cambiatori di moneta d’altronde erano una delle corporazioni più prestigiose e politicamente potenti in età medievale, un rappresentante di quest’arte era sempre presente nel Consiglio dei Priori della città. I cambiatori di moneta erano tra coloro che contribuivano maggiormente, attraverso le imposte, alle finanze comunali. Il Cambio era una delle quarantaquattro arti maggiori, presenti a Perugia, controllava la circolazione delle monete, la loro validità, praticava un prestito a interesse controllato, omologava le bilance di vendita per i metalli preziosi a quelle custodite nella sede del Cambio, giudicava le cause finanziarie. Svolgeva poi un ruolo assistenziale, con un ospedale per accogliere i pellegrini ubicato all’ospizio di San Giacomo a porta san Pietro. Si occupava delle zitelle povere, concedendo loro una dote e praticava un’attività caritatevole. Per consolidare la propria posizione, i cambiatori di moneta scelsero, nel 1428, una sede prestigiosa, adiacente al luogo più autorevole della città: il palazzo dei Priori. Approfittarono del nuovo afflusso finanziario dovuto al fatto che nel 1416, con l’arrivo di Braccio Fortebraccio fu concesso ai Nobili di iscriversi alle corporazioni, prima riservate solo agli artigiani e quindi di partecipare al governo della città. Il Collegio del Cambio fu una delle arti prescelte dall’aristocrazia perugina. Per la nuova sede i banchieri non badarono a spese e chiamarono gli artisti più famosi dell’epoca. Le decorazioni pittoriche vennero affidate al Perugino, pittore che aveva una notorietà tale da potersi permettere di richiedere cifre altissime in cambio della sua opera. L’artista aveva precedentemente rifiutato di affrescare la Cappella di San Brizio nel duomo di Orvieto, ritenendo inadeguato il compenso. Per il Collegio del cambio il pittore ricevette 350 scudi d’oro e realizzò quello che sicuramente è il suo capolavoro, affiancato dall’umanista perugino Francesco Maturanzio che concepì la tematica della decorazione: come raggiungere la perfezione attraverso l’esempio degli antichi e l’umanarsi del Cristo. Troviamo elementi civili e religiosi, perfettamente integrati, incorniciati da decorazioni a grottesche, estremamente alla moda in quel periodo, costituite da fiori, animali, nastri e mascheroni. Consapevole del valore della sua opera, l’artista si ritrasse nella sede del Cambio, incorniciando il suo volto maturo e corredandolo con una scritta tutt’altro che modesta che elogia la sua creazione e la sua capacità pittorica. Non resta che visitare questa Banca meravigliosa che ha come emblema il Grifo passante sopra una cassaforte.

Classe 2C

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