Usate la rete, ma occhio alle regole

Diego Buratta e altri suoi colleghi, formatori dell’Associazione Pepita Onlus, è stato negli ultimi mesi del 2019 al Comprensivo di Umbertide-Montone-Pietralunga per parlare del tema della Rete, prevenzione, social network e tutto quello che riguarda l’educazione al digitale. Sembra che i giovani oggi sappiano tutto delle nuove tecnologie, però sono veramente formati e pronti a questo? «Sanno tutto dell’uso, però sanno poco delle regole. La Rete ha delle regole molto chiare e che molti non sanno (o che non gli vengono fatte sapere). Il nostro lavoro è stato quello di dare delle regole ai ragazzi e farli riflettere su quelle regole. Noi non vogliamo che i giovani abbandonino il web, ma che ci stiano in maniera consapevole sapendo che ogni “click” ha delle conseguenze ». C’è un limite di età per stare in un social o è tutto, così, “selvaggio“? «Ogni social ha le sue età e questa va saputa, va scoperta, va conosciuta. Questo ci deve far riflettere che se c’è un limite di età la motivazione esiste e a questi ragazzi abbiamo raccontato questo». Cos’è la cosa più importante che si è trovato a dire e la risposta da cui è rimasto più impressionato? «Che di queste problematiche se ne deve parlare. Molto spesso sono rimasto colpito dal fatto che queste cose del web sono un tabù e che i ragazzi non ne debbano parlare. Ho sentito dirmi:”Qualora succedesse un caso di cyberbullismo sono solo, perché non ho nessuno con cui parlarne”. Noi siamo stati qui proprio per dire il contrario e che cioè loro sono circondati da figure di riferimento come i genitori, gli insegnanti, l’educatore, l’allenatore…La cosa che ci ha sbalordito di più è proprio questa, che quando qualcuno si impiglia nella Rete dice : “Sì, ma ora vallo a spiegare tu a mamma e papà; loro che quando c’è qualche problema chiedono a me!”. Questa è la risposta che fa più male, perché quel genitore ha perso magari un’occasione anche di incontro, di informazione e invece, con piccole cose poteva aiutare suo figlio a non cadere in questa rete». Lei e il suo team siete degli esperti informatici? «Non siamo esperti informatici e non vogliamo esserlo; a noi piace tutta la parte educativa. L’idea da trasmettere ai genitori è proprio questa : piccole cose possono aiutare i vostri figli, ma, soprattutto che piccole cose possono aiutare la relazione, l’uso dello smartphone all’interno delle mura domestiche» Il corso era rivolto anche alle famiglie e agli insegnanti. Perché? «Perché hanno bisogno di sapere. Il progetto prevedeva di parlare lo stesso linguaggio ai ragazzi e alle sue due principali figure educative : insegnanti e famiglia ».

Classe 2M

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