Quegli scrigni della biodiversità

Scoprire che il più antico orto botanico al mondo è stato creato a Pisa per volontà di Cosimo I de’ Medici, insospettato pioniere della sostenibilità ambientale, ci riempie di sano orgoglio campanilistico. Fu proprio lui, nel 1543, a sovvenzionare il medico Luca Ghini, affinché creasse il primo orto botanico associato a una cattedra universitaria. Intuizione straordinaria, sulla scia di studi nati in Grecia, cresciuti a Roma, conservati, sperimentati e arricchiti con paziente sapienza nei monasteri medievali. L’orto botanico nasce come spazio consacrato alla coltivazione e conservazione di piante officinali, ornamentali, culinarie, aromatiche ed esotiche. Oggi in Europa si contano a decine serre, vivai e orti botanici, luoghi unici dove entrare in contatto con la natura e scoprire l’intelligenza verde delle piante. Sulla tradizione del Granducato, la Regione ha realizzato in questi anni la Banca Regionale del Germoplasma, col preciso scopo di tutelare e conservare le risorse genetiche autoctone toscane, difendendole da qualsiasi forma di contaminazione, alterazione e distruzione. La nostra regione opera in questo campo grazie alla legge regionale 64/04. Un progetto tanto importante necessita di bravi attori: nasce così la figura del coltivatore/allevatore custode, il cui compito, all’interno della propria azienda agricola, è conservare e moltiplicare una o più specie animali o vegetali a rischio estinzione. Nel tempo si è creata una sorta di inventario dell’agrobiodiversità, che ha consentito di salvare specie arboree, ortofrutticole e animali rare e preziose, anche dal punto di vista nutrizionale, che rischiavamo di perdere definitivamente: l’ Apis mellifera ligustica toscana, l’Asino dell’ Amiata, la Capra di Montecristo, la Cinta senese,il Melograno di Firenze, la Bella di Arezzo, la Patata Rossa di Cetica, il Fico Nerucciolo dell’Elba , l’Olivo Gremignolo di Bolgheri, il Pesco Cotogna del Padule, l’Aglio Rosso Maremmano e il Castagno Culobianco dell’Amiata Senese! Questi nomi e quelli di decine e decine di altre specie, disegnano idealmente una geografia umana, fatta di tradizioni, sudore, cultura, colori, profumi e forme che completano la carta d’identità della nostra regione, arricchendola di segni unici. In sinergia con i coltivatori custodi operano altri attori, come la fondazione Archeologia Arborea nell’Alta Valle del Tevere, che ha salvato dall’oblio decine di varietà di mele antiche e il reparto dell’Arma dei Carabinieri per la tutela della Biodiversità di Pieve Santo Stefano, che opera su vari fronti: opere di rimboschimento e ingegneria ambientale, salvaguardia e riproduzione di specie fragili, contrasto ai reati ambientali, diffusione tra i cittadini, in particolare tra i giovani, di conoscenze su natura e biodiversità.

Classe 1C

Insegnanti: Patrizia Donati, Arianna Trippi, Tania Donati

PER APRIRE LA PAGINA CLICCA QUI