Il carcere tra immaginario e realtà

«Non fatemi vedere i vostri palazzi, ma le vostre carceri, perché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione». Questo è ciò che affermava Voltaire, uno dei più autorevoli esponenti dell’Illuminismo: per gli illuministi era necessario che la pena non consistesse in un trattamento contrario al senso di umanità. Cesare Beccaria, in Dei delitti e delle pene (1764), propose per la prima volta l’istituzione di pene certe proporzionate al reato commesso sottolineando il valore rieducativo che esse dovevano avere. Condannò la tortura e chiese l’abolizione della pena di morte. Egli affermava che «Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa». Anche la nostra Costituzione, all’art. 27, stabilisce i principi sui quali è organizzata l’esecuzione penale. Questo articolo prevede che la pena tenda alla rieducazione del condannato, perciò molti detenuti della Casa Circondariale di Santo Spirito di Siena, svolgono attività oppure esperienze lavorative che possono aiutarli per il reinserimento nella società alla fine della pena. Abbiamo voluto approfondire questo argomento intervistando la dott.ssa Massafra, educatrice nella struttura, che abbiamo conosciuto l’anno scorso in occasione di un’attività organizzata dalla nostra scuola. Ci ha raccontato che i detenuti, nel corso della giornata, svolgono varie mansioni, c’è chi fa il barbiere, chi fa l’addetto alla lavanderia, chi cucina e pensa ai pasti. Tutte queste attività vengono svolte a rotazione dai detenuti, che possono così guadagnare del denaro per potersi comprare ciò di cui hanno bisogno. C’è chi svolge attività lavorative per qualche ora fuori dal carcere, ad esempio per il Comune di Siena, risistemando le panchine e ripulendo le strade. Le esperienze lavorative possono essere svolte dopo sei mesi di osservazione e solo se i detenuti hanno avuto un comportamento adeguato. Attualmente dieci detenuti su ottantasette lavorano all’esterno del carcere. All’interno della Casa Circondariale vengono anche svolte delle attività ricreative grazie alla collaborazione con delle associazioni presenti sul territorio. Proprio in occasione dell’uscita didattica per assistere a uno spettacolo teatrale organizzato dai detenuti siamo entrati in contatto con questo mondo che prima ci sembrava tanto oscuro e misterioso. Ci siamo resi conto che questa realtà è più complessa e, pur rimanendo sicuramente difficile, dà la possibilità, per chi lo vuole, di imparare dai propri errori.

Insegnante: Enrica Bardelli

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