Da sosta a “carovana” di risorse

“San Sisto somiglia a un porto di mare, il suo cuore è il movimento”. Queste le parole di don Claudio Regni, storico parroco “fondatore” e colonna portante del territorio di San Sisto. Ed è proprio così: punta di diamante del Comune di Perugia, perché zona più popolosa, industriosa e anche industriale, oltre che luogo della salute, è da sempre un quartiere multietnico, ricco di culture, quindi di bellezza, e di persone in continuo spostamento. Quest’anno il nostro “pioniere” festeggia i 50 anni di attività qui a San Sisto con un giubileo che, iniziato il 20 ottobre, durerà un anno intero. Sono stati 50 anni ben spesi quelli di don Claudio, un uomo che ci ha affascinati con i suoi racconti, come quello sulla sua vocazione, giunta in un’atmosfera leopardiana quando, all’età di 6 anni, osservando le stelle dal pergolato di casa sua e pensando all’infinità dell’Universo, si domandò se oltre a questi corpi celesti ci fosse altro. Il suo impegno per i giovani del territorio nasce nel 1977 col gruppo Perugia 17; ma è con l’associazione La Speranza che don Claudio, alla fine degli anni ‘80, quando San Sisto è intossicato dalla droga e dalla microcriminalità, salva tanti giovani dalla tossicodipendenza e libera il territorio da tutti i punti oscuri, coinvolgendo, battagliero e deciso, le famiglie, la cittadinanza e le comunità. Perché, come dice lui, “le persone non sono buone o cattive, ma malate o sane, schiave o libere”. Il sostegno ai giovani culmina nel 2006 con l’Oratorio, che conta oggi circa 600 ragazzi. Il nostro territorio è come un essere vivente, i cui polmoni sono la zona industriale, l’Ospedale, la Scuola e la Chiesa. Ma perché una persona viva, c’è bisogno di un cuore e questo organo è composto dalle decine di punti di incontro, come parchi, piazze, rioni e soprattutto le varie associazioni. Queste sono le radici su cui cresce San Sisto. Radici robuste, che col tempo hanno portato i loro frutti. Oggi si contano 15 associazioni: dallo sport alla cultura, dalle attività ludiche e ricreative a quelle assistenziali; basti pensare a I Rioni e al loro spumeggiante Carnevale! Ed esse sono fondamentali, perché la società sta mutando; la struttura della periferia si adatta all’avanzare dell’individualismo. È in atto un cambiamento “copernicano” nei rapporti umani: alla piazza, storico punto di incontro, si sostituiscono più piazze, che permettono relazioni in piccoli gruppi, ma più vere, più corpose. È una “carovana” di gruppi quella che attraversa il quartiere, che oggi, dopo 50 anni, è più viva e unita che mai, perché poggia su radici profonde. E sappiamo bene quanto, in un mondo in cui è fin troppo facile perdere i punti di riferimento, siano importanti i legami e l’appartenenza, forte e radicata, a un territorio. Per proiettarci verso il futuro.

Classi 2C, 3D

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