Prepotenti ieri e oggi: Franti è qui

L’essere interconnessi, fatti salvi fisiologici “stacchi”, sempre, è il carattere discriminante del “quaternario avanzato” o dell’Era Tecnologica di noi, nativi digitali. Guardare al mondo globale oggi, è sottolineare le uniformità omologanti e livellanti dal lato dello stile e del comportamento, non le differenze, le individualità creative e geniali, la soggettività che lascia un’impronta nel campo dei saperi. Vestiario, cibo, lessico, mode, passioni, tendenze e quella parola latina in bocca anglosassone che oggi assume connotazioni dal valore nascosto e subliminale, l’influencer, il “condizionatore” globale terrestre, che ti indica la strada della “tendenza” che, incalzata da milioni di altre “influenze”, prima o poi sarà inghiottita dal “buco nero” della rete. Una rete avvolgente, di cui percepiamo esattamente la presenza, ancor più di quella dello spazio-tempo, con le sue infinite opportunità “enciclopediche”, connotate da rapidità in tempo reale, tutto, sempre, sulla linea, sempre in onda. Troppe sono ancora le diseguaglianze, le disparità sociali ed etnico-culturali del nostro Pianeta, alimentate da Poteri forti e dittatoriali che ne impediscono o limitano l’accesso, con la sorveglianza poliziesca del “Grande Fratello”. Non basta. Anche quando vi è libertà d’accesso, in clima di democrazia e libertà, “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Parola di Umberto Eco, che attaccava, per così dire, Internet, nel giorno del ricevimento della sua II Laurea, honoris causa, all’Università di Torino, nel giugno 2015, in “Comunicazione e cultura dei Media”. La struttura di Internet, secondo Eco, favorirebbe il proliferare di “bufale”, mentre i giornali “dovrebbero filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di Internet, perché nessuno oggi è in grado di capire se un sito sia attendibile o meno”. A dimostrazione e conferma di quanto detto, il fenomeno del “bullismo”, vecchio quanto il mondo, ma che adesso si esercita senza freni sul web. Rimaniamo in terra piemontese: “Cuore”, di Edmondo De Amicis, presenta un ventaglio variegato di umanità tale da renderla paragonabile ad oggi, in cui l’allievo Franti, prepotente, prevaricatore, è il bullo, ma senza tastiera e connessione, tuttavia non meno temibile, in cui il benestante, altezzoso, Carlo Nobis, dice, a parole, al figlio del carbonaio: “Tuo padre è uno straccione”. Ma è il padre di Nobis, informato dal Signor Maestro dell’accaduto, a fare la differenza rispetto ad oggi e in un faccia a faccia col figlio e la sua “vittima”, così lo incalza: “Domandagli scusa. Ripeti le mie parole: io ti domando scusa per la parola ingiuriosa, insensata, ignobile che dissi contro tuo padre, al quale il mio si tiene onorato di stringere la mano”. E così avvenne.

Classi 3A, 3B

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