Il mare nero dell’indifferenza

Il giorno 27 gennaio si celebra la Giornata della memoria. In questo giorno viene ricordata la liberazione degli ebrei dai campi di concentramento. Di solito nelle scuole si ricorda questo evento guardando un film, ma a Castiglione d’Orcia NO. Il piccolo paese in provincia di Siena ha passato la giornata in una grande celebrazione che ha coinvolto gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado; con i ragazzi c’era tutta l’amministrazione comunale. Gli alunni hanno presentato un elaborato sul testo di Liliana Segre “Il mar nero dell’indifferenza“; le celebrazioni sono proseguite con canti e balli a tema. Gli alunni sono stati poi invitati a partecipare a un consiglio comunale straordinario dove sarà proposta la cittadinanza onoraria di Castiglion d’Orcia per la senatrice. Liliana Segre ha pubblicato dei libri per testimoniare la sua personale esperienza legata alla deportazione, ma “Il mar nero dell’indifferenza“ a cura di Giuseppe Civati, fa riflettere il lettore su come quella drammatica esperienza si rifletta oggi nel nostro mondo, nel nostro quotidiano. Questo libro parla della sua vita da bambina fino al 2019. Parte dalle leggi razziali, o come dice lei razziste, e di come ha vissuto da esclusa; ciò che la ferì di più fu l’indifferenza di tutte quelle persone che prima facevano parte del suo quotidiano: maestra, compagne che smisero di essere tali da un giorno all’altro. Il 6 febbraio 1944 arriva ad Auschwitz, dopo essere stata respinta come richiedente asilo e incarcerata. Ci ha messo tutte le sue forze per liberarsi da quella prigione, è una donna con D maiuscola, perché ha messo tutta l’anima per conquistare la libertà, la libertà di fuggire, fuggire dall’orrore, dalla tempesta. Nonostante ciò la senatrice ha deciso da subito di non usare le parole dell’odio per narrare la sua esperienza. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quando ha nominato Liliana Segre senatrice a vita, ha detto le seguenti parole: “Quando ho deciso di farla senatrice a vita e ho firmato, ho pensato a suo papà“; Ecco una figura chiave nella vita di Liliana Segre , il padre Alberto; quando sono stati imprigionati in un carcere italiano, i due si sono solamente abbracciati senza parlare, vivendo gli ultimi momenti insieme; arrivati ad Auschwitz, racconta, vennero separati e non si videro più. La senatrice ha iniziato a raccontare la sua storia agli studenti delle scuole italiane; per tanto tempo è stata in silenzio, mai ha voluto raccontare la sua storia neanche ai familiari, ma negli anni ’90 si è fatta coraggio e ha narrato la sua esperienza terrificante in modo che il suo messaggio non svanisca, anche dopo la sua morte. In questo giorno il nostro pensiero va a lei, alla bambina che è stata, alla grande donna che è diventata.

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