Campionato di Giornalismo la Nazione

Essere storti è uno spettacolo

NON CAPITA spesso a teatro, in orario scolastico e con i professori di eseguire la danza della pioggia al contrario, ma è ciò che è successo a noi dopo aver assistito allo spettacolo «Storto», messo in scena a Rifredi dalla compagnia teatrale fiorentina inQuanto teatro. Incuriositi da come gli attori Davide Arena ed Elisa Vitiello, sotto la regia di Giacomo Bogani, hanno rappresentato la diversità e l’amicizia tra chi condivide la stessa «stortaggine» o l’essere speciale in modo diverso, ci siamo letteralmente buttati sotto il palcoscenico, approfittando per un’intervista della disponibilità del regista a raccontarsi e a dialogare con noi. Da dove è venuta l’idea dello spettacolo? «Dal racconto autobiografico di Matilde Piran sul fratello ‘storto’, come lo chiama lei, con le indicazioni su come sopravvivere a un fratello disabile per riuscire ad amarlo e a volergli bene, nonostante tutto. Insieme all’altro autore, Andrea Falcone, abbiamo deciso di portarlo in scena aggiungendo un personaggio di nome Davide (come l’attore che lo interpreta) e raccontando una storia un po’ diversa, ma aderente all’originale». Perché la scelta di un linguaggio vivace per una storia così delicata? «Perché crediamo che sia un linguaggio contemporaneo, fresco, che parla ai ragazzi. Inoltre, ho volutamente impostato tutto lo spettacolo come se fosse la prima stagione di una serie tv divisa in episodi dal finale aperto, per indurre lo spettatore a domandarsi: ‘Ci sarà una nuova stagione?’». Di chi sono i fumetti che illustrano sullo sfondo la trama e i personaggi adulti coinvolti? «Sono di Mattia Vegni, illustratore e tatuatore. Si parla di tatuaggi anche riguardo alla professoressa Segrebondi, rappresentato come disegno mostruoso; lei è un po’ lo specchio degli adulti che nascondono qualcosa: oltre a fare l’insegnante severissima di aritmetica, che interroga anche quando gli studenti sono in gita, nel suo passato voleva fare tatuaggi, d’altronde sul corpo è tutta tatuata». ALLA DOMANDA: «Quanto vi sentite storti da 1 a 10?», sia il regista che i due attori rispondono all’unisono la massima cifra e non poteva che essere altrimenti. Ma prima di salutare abbiamo chiesto all’attore Davide un consiglio per i «dritti». Cercare di non giudicare, ma instaurare un’empatia, che è molto importante, perché il giudizio chiude ed etichetta. Quando ci poniamo delle domande, scopriamo qualcosa di nuovo anche su noi stessi. Ci sono tante emozioni che ci bollono dentro, di cui probabilmente non siamo nemmeno del tutto consci. Occorre prima ascoltarci e poi rapportarsi agli altri con calma e giudizio.

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