Campionato di Giornalismo la Nazione

Musica: che passione!

«SONO un musicista, quindi più intelligente di te!». Chi pronuncia queste parole sa bene di non aver motivazioni da fornire a supporto della tesi. Ma la teoria potrebbe non essere del tutto infondata: le ricerche scientifiche, infatti, continuano a confermare il concetto secondo il quale essere un musicista porterebbe benefici di natura assolutamente non musicale. Che tipo di vantaggi? Scopriamolo insieme. Uno dei concetti più conosciuti in realizzazione alla musica e all’intelligenza è quello di intelligenza musicale. Appartiene al modello di intelligenze multiple di Howard Gardner, psicologo secondo il quale esistono ben otto tipi di intelligenza, tra i quali quello musicale, che si svilupperebbe fin dai primi mesi e sarebbe collegato a quello logico- matematico e intrapersonale. E’ ormai risaputo che la musica classica riesca a rilassare e rasserenare uomini ed animali. Per provare la controversa teoria scientifica dell’effetto Mozart, diffusa dal 1993 (da studi californiani) si è fatta ascoltare la sonata K448 prima di una prova a degli studenti che, in seguito, hanno riportato risultati migliori del solito ed hanno lavorato con maggiore calma e concentrazione. Per quanto ci siano pareri discordanti sulla reale validità della teoria, ed essendo ormai appurato che studiare musica non faccia aumentare il quoziente intellettivo, tuttavia sono stati molti gli studi recenti incentrati sui benefici cognitivi derivanti da essa. Sembra infatti che stimolare il cervello attraverso la musica aiuti il ragionamento, rendendolo più rapido ed esteso, incrementando inoltre abilità come memoria, coordinamento ed attenzione, senza ignorare i miglioramenti che apporterebbe alla padronanza del linguaggio. Imparare a suonare uno strumento aiuta i bambini a sviluppare creatività, disciplina e autostima, oltre ad aumentare il loro bagaglio culturale; la musica inoltre stimola la memoria anche dei più giovani. Per la psicologa Raffaele Pellegrini nei musicisti aumentano attenzione, concentrazione, memorizzazione e il pensiero si fa più ordinato, senza contare che lo studio della musica può tornare molto utile alle persone malate e meno giovani. Secondo studi più recenti dunque la musica popolare, che apprendiamo da bambini e che ci accompagna nel corso di tutta la vita, è in grado di far riaffiorare ricordi positivi, legati a situazioni felici o persone care, anche nei pazienti che hanno riportato gravi lesioni cerebrali. Potrebbe quindi essere utilizzata come strumento riabilitativo, per aiutare chi ha deficit neurologici a riconquistare preziose memorie autobiografiche. Gli effetti della musica correlata al canto interessano il sistema endocrino: la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, cala, mentre aumenta quella di ormoni del benessere come ossitocina, serotonina ed endorfine. Una delle ultime sperimentazioni riguarda ‘La musica in ospedale’, che unisce professionisti della salute e della cultura, per un’appropriazione reciproca dell’atto musicale condiviso. Ricordiamo infine la teoria secondo la quale un musicista scongiurerebbe la perdita dell’udito.

Classe 2B - Tutor: Roberta Costigli, Mariano Gesualdi

PER VISUALIZZARE LA PAGINA CLICCA QUI