Campionato di Giornalismo la Nazione

La nonna dei computer abita a Pisa

NELLA nostra scuola c’è un laboratorio di robotica. Un giorno ci siamo chiesti perché proprio a Pisa ci sia tanto interesse per questo settore. Siamo arrivati alla conclusione che la nostra città, fin dal passato, è stata un punto di riferimento per l’alta tecnologia. La storia ce l’ha confermato: a Pisa, più di sessanta anni fa, viene costruita la prima Calcolatrice Elettronica italiana: la C.E.P. (dove la P, appunto, sta per Pisana). Se è vero che tutte le invenzioni hanno cambiato il modo di vivere dell’umanità (pensate all’automobile, al telefono, alla lavatrice…), è stato così anche e forse soprattutto per la C.E.P. Inizialmente chiamata «Aritmometro» perché in grado di fare solamente le quattro operazioni, usata esclusivamente a scopo scientifico. NEL 1954, Pisa, Lucca e Livorno mettono a disposizione dell’Università 150 milioni di lire (circa 77mila euro attuali), per un progetto mai realizzato. Il premio Nobel della fisica Enrico Fermi ha l’idea di usarli per costruire quello che sarebbe stato il primo computer italiano. Prima della C.E.P., sempre a Pisa, viene realizzata la Macchina Ridotta, cioè un suo prototipo in piccolo: aveva un solo kilobyte (Kb) di memoria (pensate che oggi un qualsiasi cellulare ne ha almeno 16 milioni) ed eseguiva 70mila addizioni e 500 moltiplicazioni al secondo. LA MACCHINA Ridotta viene completata nel 1957 e, visto che l’esperimento era andato a buon fine, si decide di avviare il progetto definitivo. Dato che i fondi non bastano viene smontata la Macchina Ridotta e si usano i suoi componenti per costruire la C.E.P., inoltre la società Olivetti offre altri fondi per permettere di terminare il progetto. La C.E.P. viene inaugurata nel 1961 e rimane attiva per circa sette anni; poi è disattivata, ma l’impulso dato fa sì che nel 1969 nasca a Pisa la prima Facoltà di Informatica italiana. Dopo qualche anno si capisce il valore storico della C.E.P. che viene esposta nel Museo del Calcolo a Pisa, dove si trova tutt’oggi. COME funzionava la C.E.P.? Ciò che veniva digitato era poi trascritto sotto forma di punti su un nastro perforato che la macchina era in grado di comprendere. Aveva 16 kilobyte di memoria quindi si poteva creare un solo programma con un massimo di 128 istruzioni. Se si voleva creare un nuovo programma bisognava cancellare quello precedente. L’unità di controllo eseguiva i calcoli e inseriva i dati nella memoria. Una volta ottenuto il risultato, lo si doveva stampare. Era davvero l’antenato, lentissimo, dei nostri computer.

Classe 2A - Tutor: Cristina Testa

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