Campionato di Giornalismo la Nazione

“Il Muro” secondo D’Adamo

LO SCORSO 21 marzo noi studenti della 3D della Puccini abbiamo avuto l’opportunità, grazie al progetto Prima Effe, di incontrare alla libreria Feltrinelli di Firenze lo scrittore Francesco D’Adamo, il noto autore di «Storia di Iqbal», di cui abbiamo letto in classe «Il Muro », un romanzo che racconta una storia ispirata a fatti reali e ambientata in un posto indefinito e povero che è separato da un muro invalicabile da una nazione definita Paradiso. Il riferimento immediato che viene in mente è il muro che separa gli Stati Uniti dal Messico, che Trump intende estendere e di cui l’autore parla come di un muro da abbattere. Nel romanzo i ragazzi in cerca di fortuna oltre confine ci arrivano con un convoglio ferroviario chiamato minacciosamente il Tren de la Muerte, ed è da qui che abbiamo deciso di partire con la nostra intervista. Perchè i messicani chiamano Tren de la Muerte il treno che li porta negli Stati Uniti se pensano che li porti nel Paradiso? «Perché è un viaggio pericoloso, ma alimentato dal sogno di un futuro migliore. Credo che la speranza di chi cerca di attraversare quel muro per andare negli Stati Uniti sia molto simile a quella di chi sale su quelle spaventose carrette del mare che vediamo tutte le sere in televisione, che provano ad attraversare il Mediterraneo per venire da noi». Qual è la sua parte preferita del libro? «Quasi sempre nei romanzi la parte che preferisco è il finale, perché è la parte più difficile da scrivere. Nella difficoltà di scrivere un romanzo, i due momenti più difficili a mio avviso sono l’inizio e la fine». Al mondo ci sono molti muri, come mai ha scelto di parlare proprio di quello del Messico nel suo ultimo libro? «Perché è quello che ormai da alcuni anni attira l’attenzione a livello mondiale: ne ho sentito parlare infinite volte in televisione e ho letto moltissimi articoli che ne parlano. Adesso c’è questo progetto di Trump per cui questo muro dovrà essere raddoppiato o triplicato». Perché fra tutti i problemi del mondo ha scelto di parlare dell’immigrazione? «Di problemi al mondo ce ne sono tanti, noi viviamo in un pianeta profondamente contraddittorio e segnato da contraddizioni violentissime: per quanto riguarda il livello delle condizioni di vita abbiamo mezza umanità che se la passa discretamente e l’altra che muore letteralmente di fame». Come le è venuto in mente il personaggio della nonna del protagonista? «Da un lato avevo voglia di fare di Teresa una piccola strega e dall’altro una sciamana, che non è del tutto una strega ma è comunque in contatto con gli spiriti e con la natura ». Quale messaggio vuole inviare con questo libro? «Il mio messaggio è molto semplice: i muri vanno tirati giù tutti, sia i muri mentali sia i muri fisici, invece credo nei ponti perché uniscono le persone».

Classe 3D

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