Campionato di Giornalismo la Nazione

In bilico tra reale e virtuale

COME trascorrono il tempo libero i ragazzi di oggi? Giocando a Fortnite, ovviamente… Fortnite è il videogioco gratuito che sta avendo più successo da quando sono nati i “Battle Royale”. Rispetto ad altri giochi “sparatutto” è apparentemente più tranquillo, anche grazie alla grafica simile a quella dei cartoni animati, e lascia più spazio alla creatività. Invece che combattere contro il computer, programmato con algoritmi ripetitivi che fanno muovere i personaggi sempre nello stesso modo, si gioca con un numero illimitato di movimenti contro persone reali, che scelgono quali azioni compiere e quando compierle. In poche parole, si gioca contro qualcuno e non contro qualcosa. La modalità più diffusa è “Battle Royale”, in cui 100 giocatori devono lanciarsi con un paracadute su un’isola disabitata, dove raccogliere armi, oggetti e fuggire dalla tempesta uccidendo gli avversari. Dato che questo tema ci riguarda da vicino, a scuola ci siamo confrontati attraverso un dibattito, dividendoci in due gruppi per discutere sull’uso-abuso dei videogiochi: un gruppo si è immedesimato nei genitori e l’altro in noi ragazzi. I primi vorrebbero limitarne l’uso, ma è tutta colpa dei ragazzi? Gli argomenti principali che sono emersi riguardano l’accumulo di stress, la dipendenza e il confondere la realtà con il mondo virtuale. Giocando e soprattutto perdendo delle partite si accumula stress che si trasforma in atteggiamenti violenti. Molte persone non riescono a staccarsi dai videogiochi e di conseguenza non escono con gli amici, perdono la cognizione del tempo, trascurano gli studi e in casi più gravi non sentono la necessità di soddisfare i bisogni primari, come mangiare o dormire. Inoltre il fatto che in alcuni giochi ci sia la possibilità di rinascere può indurre le persone più fragili e più piccole a credere che il mondo virtuale sia uguale a quello reale. Ne è una dimostrazione il linguaggio dei giovani che spesso utilizzano verbi con radice inglese e desinenza italiana. Fra i più celebri, il verbo “pushare” significa attaccare gli avversari, “buildare” vuol dire costruire e “killare” uccidere. Questi vocaboli sono spesso usati dai giovani nella vita di tutti i giorni in diverse situazioni, anche a scuola. Che ci piaccia o no, i videogiochi sono ormai parte integrante della nostra vita. Per alcuni sono solo un passatempo, per molti invece un vero e proprio rifugio, un luogo in cui il tempo si ferma e ci si prende una pausa dalla quotidianità. Si crea così un locus amoenus al contrario, un posto in cui la nostra anima si illude di staccare la spina dalla vita reale.

PER VISUALIZZARE LA PAGINA CLICCA QUI