Campionato di Giornalismo la Nazione

Michelangelo o no?

MASSA, chiesa di S. Rocco. Si trova qui un crocifisso di legno policromo (h.m.1,67), tradizionalmente attribuito allo scultore locale Felice Palma (1583-1625). Alla fine degli anni ’50 i primi seri dubbi: lo storico dell’arte Alessandro Parronchi ipotizza un’opera giovanile di Michelangelo. Le fonti affermano che nel 1493 egli donò al priore di Santo Spirito a Firenze un crocifisso in legno, alto “poco meno del naturale”, di cui si erano poi perse le tracce. In qualche modo, sostiene lo studioso, l’opera sarebbe finita nelle mani del Palma, che lavorava a Firenze; donata al fratello sacerdote a Massa, sarebbe giunta a S. Rocco. Parronchi sottolinea le qualità eccezionali del rilievo (studio anatomico, cura dei dettagli), e ricorda che Michelangelo conosceva bene l’anatomia umana: ospite nel convento fiorentino cui era annesso uno spedale, l’aveva studiata sui cadaveri. L’artista di S. Rocco è acerbo, ma il suo Cristo in croce non è davvero molto lontano dall’immagine consegnata pochi anni dopo dal Cristo della Pietà. FIRENZE, 1962 - Nel corso di una catalogazione di crocifissi, la storica dell’arte Margrit Lisner fa sottoporre ad analisi accurate un esemplare ligneo del convento di Santo Spirito che ha attirato la sua attenzione: le analisi effettuate la convincono che si tratta di quell’opera, citata dal Condivi, donata al priore del convento nel 1493. Si sapeva che in origine era sopra l’altare maggiore, poi se ne erano perse le tracce: sparita? No, solo rimossa e dimenticata… Perché Buonarroti? La torsione del busto rispetto alle gambe, la cura della muscolatura, la conoscenza dell’anatomia, la sproporzione della testa rispetto al corpo (un trucco: in prospettiva diventa proporzione, come nel David). TORINO - Il Crocifisso Gallino, così chiamato dall’antiquario piemontese che ne era proprietario prima della discussa vendita allo Stato italiano nel 2008, è una piccola scultura lignea (h.cm.41,3) priva della croce, di probabile uso privato, ora al Bargello a Firenze. Attribuita inizialmente a Michelangelo, oggi viene con maggiore prudenza e autorevolezza collocata dagli storici dell’arte nell’alta tradizione artigiana dei legnaioli, molto viva a Firenze in epoca rinascimentale. QUESTI i contorni essenziali del giallo Michelangelo. Senza emettere sentenze, un altro itinerario che lega la nostra terra a Firenze e ci ha permesso di conoscere meglio entrambe. E mentre andavamo su e giù per monti, chiese, cave, strade e città ci siamo resi conto che non abbiamo parlato solo della Versilia medicea, ma più in generale di quella terra bella e vitale che è l’Apuoversilia.

Classe 3E

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