Campionato di Giornalismo la Nazione

La Giornata della Memoria

IL 21 MARZO si celebrerà nella nostra regione, a Sestri Levante, la Giornata della memoria organizzata dall’associazione Libera, nata il 25 marzo del 1995 a opera di Don Luigi Ciotti con lo scopo di combattere le mafie su più fronti. Questo lo sappiamo perché abbiamo partecipato a un progetto di questa associazione nella nostra scuola. In occasione degli incontri tenuti dalla volontaria dell’associazione, Margherita, abbiamo affrontato il tema della legalità partendo dalle organizzazioni criminali, le mafie, che abbiamo insieme analizzato dal punto di vista storico-geografico, e del loro modo di operare. Siamo venuti a conoscenza dei loro punti di forza ma anche dei punti di debolezza. La mafia ci è stata spiegata come se fosse «un mostro sfuggente e dalle mille teste, che ha una grande abilità nel mutare continuamente forma e aspetto, come una piovra i cui tentacoli arrivano ovunque». Abbiamo poi pensato ad alcune parole che descrivono la mafia come violenza, intimidazione, minaccia: mezzi che essa usa per avere consenso e per ricavare soldi, suo vero punto di forza. La parola, però, che ci ha colpito di più e che ci ha fatto riflettere molto è stata omertà. Abbiamo poi analizzato le attività illecite di cui si occupa la mafia, una vera «economia sommersa», come lo smaltimento di rifiuti tossici, le estorsioni, il traffico di armi, di stupefacenti, di persone. Margherita, in un successivo incontro, ci ha parlato di alcuni uomini che hanno avuto il coraggio di affrontare la mafia semplicemente facendo bene il loro lavoro, come Don Pino Puglisi, un prete palermitano, che negli anni ‘90 del secolo scorso ha lavorato nella sua cara città per togliere i bambini dalla strada, per sottrarli al dominio della mafia. Attraverso il gioco del calcio ha cercato di far capire loro l’importanza delle regole e delle leggi, perché sognava per loro un mondo diverso, senza violenza. Don Pino Puglisi amava ripetere spesso che i sogni colorano il buio, e la sua parrocchia diventò il ritrovo di giovani che in lui vedevano una speranza di cambiamento. Questo sogno si spense il 15 settembre 1993, giorno del suo compleanno, quando fu ucciso dai mafiosi Gli stessi che l’anno prima avevano fatto uccidere altri due uomini e amici che, nel fare bene il loro lavoro, affrontarono la mafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Erano magistrati che indagavano insieme per sconfiggere le grandi organizzazioni criminali radicate in Sicilia. Consapevoli del rischio che correvano, hanno continuato a lavorare perché il loro ideale di legalità si realizzasse. Falcone, pieno di speranza e amore verso la sua città, disse: «Gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini», e Borsellino, il giorno del funerale del suo amico Giovanni, disse: «Per Giovanni la lotta alla mafia non doveva essere soltanto un’opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse soprattutto le giovani generazioni, che sono le più adatte a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà…». Dopo due mesi anche Paolo fu ucciso.

Classe 2D

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