Campionato di Giornalismo la Nazione

La fotografia in movimento

NEGLI ULTIMI dieci anni il rapporto che le persone hanno con la fotografia è cambiato, infatti l’immagine scattata per conservare il ricordo di un momento importante oggi assume anche altri significati più ludici. Dalle interviste effettuate su un campione della popolazione pratese è emerso che il 50% delle persone fa foto per condividerle sui social, mentre l’altra metà le conserva per uso privato. Una persona su otto usa la macchina fotografica vera e propria, mentre gli altri si limitano a fotografare con lo smartphone. Il termine fotografia deriva da due parole greche che, alla lettera, significherebbero «scrivere o disegnare con la luce» ed è universalmente riconosciuto che essa sia un’arte a tutti gli effetti. Ma allora che cosa è cambiato rispetto al passato? Oggi scattare foto è diventato certamente più semplice ma anche più economico; infatti comprare un rullino con soltanto 36 scatti e dover poi preoccuparsi di farlo sviluppare e stampare è ormai solo un ricordo; oggi possiamo fare potenzialmente infinite foto a costo zero. Ma dove vanno a finire? Se prima la destinazione preferita erano gli album di famiglia, oggi, non stampando più il cartaceo, si preferisce caricarle sul web: i social network quali Facebook, Instagram o Snapchat devono gran parte del loro successo proprio alla condivisione fotografica tra gli utenti. Tutto è virtuale, impossibile da toccare e per questo molto labile e fragile; le nostre immagini vengono conservate in grandi hard disk aziendali chiamati server che potrebbero avere un guasto da un momento all’altro, lasciandoci così orfani di tanti momenti immortalati dalla fotocamera. Ma se anche scongiurassimo il pericolo di rottura dei server, ricordiamoci che spesso conserviamo i nostri file negli hard disk personali che, per loro natura, sono soggetti a usura, ad obsolescenza, quindi a rottura. Un altro rischio della conservazione digitale delle immagini è rappresentato dagli hacker. I cellulari, con le nuove fotocamere ultra tecnologiche, ci permettono di scattare foto meravigliose oppure semplicemente «di servizio»; un’altra rivoluzione infatti è rappresentata dallo scopo meramente informativo che noi diamo ai nostri scatti: li facciamo per condividere gli appunti di scuola o di lavoro con compagni o colleghi, per mettere qualcuno a conoscenza di qualcosa che vediamo in tempo reale, o semplicemente per costruire un piccolo diario fotografico che, spesso e volentieri, può sfociare nell’esagerazione, quando ci immortaliamo in tutte le azioni giornaliere. Digitale o analogica, artistica o di servizio, la fotografia rimarrà eterna come gli scatti che produce.

Classe 2A - Tutor: Roberto Petterlin

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