Campionato di Giornalismo la Nazione

Emergenza nel mare

QUEST’ANNO a scuola abbiamo studiato i diversi tipi di inquinamento e insieme al professore di Lettere abbiamo conosciuto un pericolo del quale nessuno della classe, e nemmeno dei nostri genitori, era a conoscenza: le microplastiche. Si tratta di piccole particelle di plastica che inquinano i nostri mari e oceani. Si chiamano “micro” poiché hanno un diametro inferiore ai 5mm. La plastica si scioglie in acqua in moltissimi anni e nel frattempo può essere ingerita e accumulata nel corpo dei tanti organismi che ci vivono. Il deterioramento in microplastica dei nostri rifiuti non riciclati e quindi il loro progressivo “rimpicciolimento” è causato da tanti fattori: i raggi ultravioletti del sole, l’azione del vento e delle onde, ma anche lo sbalzo di temperatura. Secondo Greenpeace, ogni anno almeno otto milioni di tonnellate di plastica si riversano nei mari; più plastica non riciclabile viene prodotta più ne viene buttata e negli ultimi decenni la produzione è sempre andata crescendo. Il problema principale delle microplastiche è dovuto alla loro dimensione che sfugge agli impianti di depurazione e filtraggio. Ma quali sono le conseguenze sull’ambiente e la nostra salute? Giunti nel mare, questi rifiuti vengono ingerite dal plancton alla squalo, dalla balena al gabbiano, ed è stato stimato che anche il 15-20% dei pesci che finiscono sulle nostre tavole contengano microplastiche. Questa percentuale in alcune zone arriva fino al 70%. PESCI, crostacei e molluschi che hanno ingerito microplastiche vengono introdotti nel nostro organismo sottoforma di cibo e quindi anche noi mangiamo la plastica con tutto ciò che comporta a livello di problemi e danni per il nostro organizmo. Il nostro Mar Mediterraneo è uno dei mari più inquinati, in particolare per la sua conformazione di bacino chiuso. Circa i 3/4 dei rifiuti provengono da terra mentre la restante parte deriva da inquinamento diretto legato ai commerci marittimi e alla pesca. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) qui si concentrerebbe il 7% delle microplastiche a livello globale. Il problema è quindi più presente di quanto si possa pensare. La zona del mondo ad oggi ritenuta maggiormente a rischio è però il Sud- Est Asiatico in cui, sempre secondo questi studi, si arriverebbe a una presenza di microplastiche venti volte superiore alla media globale degli oceani. Il problema della plastica nei mari è considerato in modo unanime una delle emergenze ambientali più gravi. A conti fatti entro il 2050 si stima che nei nostri oceani ci saranno più componenti inquinanti della plastica che pesci.

Classe 2B - Tutor: Giovanni Martini

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