Campionato di Giornalismo la Nazione

Storia di Polly Polimero

NELL’INVERNO 2008, dopo varie lavorazioni e un lungo viaggio, sono giunta in una casa di umani; ho capito subito quale fosse la mia funzione e mi sono resa utile al mio meglio. Ero felice di svolgere un ruolo importante, trasportando gli oggetti dei miei proprietari. NELLA PRIMAVERA 2009, la mia famiglia ha organizzato un bellissimo pic-nic sulla riva del fiume. Anch’io ho fatto la mia parte, trasportando il loro pranzo. Che giornata! Si erano proprio divertiti... poi hanno iniziato a prepararsi, radunando tutto ma ...ehi? Fermi, perché mi avete lasciata? Non potevo rimanere lì, io non sono biodegradabile! SOLA. Si è alzato pure il vento, che mi ha sballottata di qua e di là, e mi ha trascinato verso il fiume. Mi sono sentita a disagio, fuori posto; ho provato a lottare contro la corrente ma era troppo forte, e mi ha fatta precipitare verso il mare. NELL’ESTATE 2011 sono approdata in una spiaggia, piena di buste come me, ma anche di bottiglie, lattine, accendini, reti. Il mare mi ha riafferrato, poi travolto e mi ha fatto danzare tra le sue onde. NELL’AUTUNNO 2015...terra! Ho iniziato a distinguerne le forme, ma si trattava solo di un’enorme isola di plastica, composta da bottiglie, buste, barattoli, lattine, sacchetti. Sono rimasta invischiata in questa enorme trappola per anni, senza potermi muovere, senza uno scopo né una direzione, in balia delle correnti. INVERNO 2019: è passato molto tempo ormai e sto iniziando a decompormi; i miei piccoli pezzi si disperdono nell’acqua...no,no, non sono cibo buono per te, ferma, attenta, non mangiarmi! All’improvviso è diventato tutto buio: mi trovo nello stomaco di un’indifesa tartaruga. Ma come sono potuta finire così, a fare del male ad un essere vivente, senza essere più utile per nessuno? La mia vita ideale sarebbe stata molto diversa; se, dopo essere stata prodotta e utilizzata, mi avessero buttata nel cassonetto della plastica, da lì un grande camion mi avrebbe portata in una fabbrica nella quale tutti noi, oggetti in plastica, saremmo stati smistati per tipologia e per colore, preparati e poi destinati ad una nuova vita. SAREI POTUTA diventare un oggetto utile come lo ero all’inizio: un quaderno ad anelli per un bambino, una penna, una panchina o anche un’altra semplice busta di plastica. E invece sono qui, a sbriciolarmi, uccidendo pesci e creature marine che poi finiscono sulle tavole degli umani... gli stessi che mi hanno buttata in mare!

Classe 2F

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