Campionato di Giornalismo la Nazione

Niente è impossibile, è solo difficile

E’ UN NORMALE martedì, abbiamo in programma un’attività del progetto Dimmi di storie migranti: così conosciamo Azzurra. A prima vista, Azzurra non ci sembra africana, ma addirittura nordica: bionda, pelle e occhi chiari... invece è nata in Nigeria nel 1997, dove ha sempre avuto una vita difficile per colpa delle discriminazioni nei confronti degli albini. Azzurra ci racconta la sua storia e risponde alle nostre domande. Ciao Azzurra, siamo contenti di averti tra noi, ci racconti la tua storia? Ciao a tutti! Sono una sopravvissuta all’albinismo, non vittima, così mi è più facile raccontare la mia storia. I miei genitori e i miei fratelli mi hanno sempre sostenuta per il mio problema; ma fuori casa, a scuola, non era così, venivo discriminata. Crescendo mi ponevo domande, avevo urgenza di capire chi ero, perché ero considerata un mostro, ma non trovavo risposte. A cinque anni sapevo leggere e scrivere, riuscivo a fare cose che bambini di dieci anni non riuscivano a fare, ma sapevo anche cosa voleva dire essere insultata e bullizzata. Come andava a scuola a causa dell’albinismo? Andava male: i compagni e i maestri, tutti credono che gli albini portino sfortuna, i miei genitori dovevano addirittura pagare gli insegnanti per farmi partecipare alle lezioni. La vita per gli albini è pericolosa. Pensate che un giorno in piscina, dopo un po’ che ero sul bordo, improvvisamente un bambino di dieci anni mi ha strattonato; stavo affogando, mio fratello ha chiamato i miei genitori che subito hanno cercato aiuto, senza successo. Stavano tutti a guardare. Ora abiti a Trento; come ci sei arrivata dalla Nigeria? Un giorno un professore mi ha proposto di provare l’esame di maturità un anno prima degli altri ragazzi. Io ho accettato, era l’unico modo per andare via di lì. Dopo l’esame, passato con il massimo dei voti, la mia vita sembrava andare meglio. Invece, purtroppo, sono stata rapita e venduta a degli sconosciuti insieme ad altre ragazze. Poi, uno degli acquirenti ha detto a me e ad un’altra ragazza che ci avrebbe portato in Italia. Il viaggio è stato terribile, eravamo su un gommone insieme ad un sacco di persone. Come ti sei integrata nella comunità italiana? Arrivata in Sicilia sono stata accolta e ho imparato le basi dell’italiano; poi sono venuta a Trento, lavoro e studio. Qui la gente capisce che l’albinismo è solo una malattia e che non porta assolutamente sfortuna. Azzurra ci ha emozionato; ci ha colpito la sua determinazione nel non farsi influenzare dal giudizio degli altri. Abbiamo fatto nostro il suo motto: niente è impossibile, è solo difficile, che ci aiuterà a superare gli ostacoli che anche noi incontreremo nella vita. Grazie, Azzurra!

Classe 3A

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