Campionato di Giornalismo la Nazione

Montagna, fuga senza fine

VIVERE ad alta quota è difficile, si sa. La montagna è sempre stata un’area di insediamento problematica per l’uomo, con i suoi svantaggi ambientali e con il territorio ostico. Le montagne italiane in genere si stanno spopolando, ma i dati ci dicono che a risentire del fenomeno sono soprattutto gli Appennini, i quali, specialmente nel centro - nord, hanno subito negli ultimi decenni un calo demografico piuttosto rilevante, solo in parte mitigato dall’arrivo di stranieri. Le cause di questo fenomeno sono facili da individuare: l’abbandono dell’attività agricola, l’ampliamento dei centri abitati di fondovalle, il declino delle attività tradizionali, la diffusione di uno stile di vita omologato sono tutti elementi che hanno fatto sì che molte persone, soprattutto giovani, siano “fuggite” dalla montagna, ambiente inospitale che non può competere con le possibilità offerte dai centri urbani, dove il lavoro appare più sicuro e meglio retribuito, dove le infrastrutture sono più comode, i collegamenti più agevoli, dove è più semplice trovare tutto ciò di cui si ha bisogno. SIAMO tutti portati a pensare, istintivamente, che questo processo sia naturale e che il progresso lo renda inevitabile, ma forse non riflettiamo abbastanza sul fatto che lo spopolamento delle aree montane porta con sé delle conseguenze economiche, sociali e ambientali di un certo rilievo. Abbandonare la montagna significa, infatti – sostiene Gaetano Pascale, presidente uscente di Slow Food – indebolire le attività economiche, come agricoltura, allevamento e turismo, che in questi contesti trovano la loro dimensione più congeniale. Nello stesso tempo i territori abbandonati corrono rischi ambientali più elevati: pensiamo a incendi, a dissesti idrogeologici, alla “semplice” incuria. Altre conseguenze negative sono l’innalzamento dei costi dei servizi, come ad esempio i trasporti, e la concentrazione sempre più accentuata nelle grandi città, con ricadute pesanti su ambiente e qualità della vita. RIPORTARE le persone a vivere in montagna è difficile, lo sappiamo, ma nonostante questo abbiamo capito, cercando di approfondire l’argomento, che se e quando si ottenesse qualche risultato in questa direzione, si accrescerebbe la qualità della vita di tutti. È giusto considerare “svantaggiato” un territorio in cui la qualità dell’aria, delle risorse naturali, del cibo può, almeno in teoria, garantire un benessere più elevato alla popolazione? Se i giovani, con politiche mirate, tornassero a vivere in montagna, avremmo metropoli meno ingolfate, con effetti benefici sull’ambiente e sul clima.

Classe 1B

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