Campionato di Giornalismo la Nazione

Violenza a scuola? No, grazie

FIRENZE, 19 marzo 2018: una professoressa chiede ai ragazzi di mettere sulla cattedra i cellulari durante la lezione. Uno studente si rifiuta, tirandole un pugno nel petto. L’insegnante mantiene la calma e termina la spiegazione. Solo in un secondo momento informa le colleghe dell’accaduto e chiama il 118. Contusione toracica la diagnosi. Per lo studente scattano quindici giorni di sospensione e alcuni incontri con lo psicologo dello sportello di ascolto della scuola. Roma, 13 giugno 2018: nel corso di una discussione in sede di scrutini, nel tentativo di colpire il Preside, il padre di un alunno prende invece in pieno volto uno dei docenti, che riesce a liberarsi a stento dalla morsa assassina. Trauma cranico, al rachide cervicale e segni di tentato soffocamento le nefaste conseguenze del gesto. Milano, 19 maggio 2018: all’ingresso di una scuola elementare si presenta una mamma, dicendo di avere un colloquio con la maestra del figlio, un bimbo di otto anni. Una volta entrata in classe però, picchia l’insegnante davanti a tutti, rea del fatto che il giorno prima il bambino era tornato a casa con un graffio. Piacenza, 30 gennaio 2018: uno studente di prima media colpisce ripetutamente una delle sue professoresse ad un braccio - ricoverata poi con una prognosi di una settimana - «per richiamarne l’attenzione». QUESTI sono alcuni dei molti casi di violenza le cui vittime sono sempre più spesso gli insegnanti. A scatenarli sembra essere il basso livello di tolleranza degli adolescenti e dei genitori coinvolti, così come la mancata accettazione delle inevitabili frustrazioni della vita. Tanti diritti e pochi doveri insomma. Il modello educativo che deve invece essere promosso non può essere quello basato sulla gestione del conflitto attraverso l’ira e la forza bruta, ma quello che ha i propri cardini sull’ascolto, conditio sine qua non di una relazione sana e feconda. IL RISPETTO delle regole, fin dal momento in cui un essere umano si affaccia per la prima volta alla vita sociale, dalla scuola materna in poi, è fondamentale perché una comunità possa vivere bene e perché quel bambino possa divenire un adulto consapevole. Uomini e donne insieme hanno quindi il non facile compito di portare avanti l’inderogabile ruolo di educatori, sempre nel pieno rispetto di quelle regole tese a promuovere esclusivamente il benessere e la coesione sociale. Come su una nave in mezzo al mare (talvolta in tempesta!), tutti saldamente “ancorati” all’inderogabile ruolo di educatori, per scongiurare che a bordo regni il caos e che tutto l’equipaggio rischi di affondare… insieme alla nave stessa.

Classe 3C

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