Campionato di Giornalismo la Nazione

Comunicare senza parole

«DRIIINN!» A questo suono gli studenti si preparano all’avventura quotidiana fatta di noiose lezioni e pesanti verifiche, ma anche di divertimento, scambi di merende e pettegolezzi. Toc toc... Dalla porta fa capolino un nostro compagno di classe, che qualcuno identifica come “il bambino autistico della seconda..”; noi non siamo d’accordo con tutto ciò, per noi lui e’ ***, quello che vuole la classe in ordine, quello che a mensa prepara una buona zuppa di pane e acqua e la mangia pure, quello che non accetta chi si toglie gli occhiali da vista improvvisamente , ma soprattutto il più coccoloso di tutti. ALLORA abbiamo deciso di indagare a fondo per conoscere qualcosa che magari non conosciamo. Cosa è l’autismo? Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa parola non sapendone il significato, anzi ognuno di noi fornisce una personale interpretazione in base alla propria esperienza. Da un’indagine svolta sui banchi di scuola sono venute fuori delle definizioni molto diverse: c’è chi lo identifica come una malattia e chi invece lo considera una normalità, c’è invece chi ha intuito che riguarda una difficoltà a comunicare con il mondo circostante e chi infine “etichetta” senza conoscere. Per superare la nostra ignoranza (e non solo nostra), ci siamo informati facendo ricerche on line. Abbiamo studiato e così su diversi siti specializzati è venuta fuori la seguente definizione : “gruppo di disturbi di natura neurobiologica i cui sintomi restano per tutta la vita e caratterizzato da: deficit nella comunicazione e nell’interazione; comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi; movimenti stereotipati”. Sicuramente questa definizione ci mette di fronte al nostro quotidiano, a ciò che noi viviamo con il nostro amico coccoloso; oltre al manuale però esiste la realtà, fatta di persone che vivono esperienze diverse, ma che provano tutte le stesse emozioni, anche se queste si manifestano con linguaggi diversi da quello verbale. ECCO cosa pensiamo noi: pensiamo che sia bello saper comunicare senza le parole, pensiamo che sia bello considerare l’autismo una normalità, pensiamo che non sia affatto bello considerarlo una malattia , ma soprattutto siamo sicuri che sia molto brutto avere ancora dei pregiudizi. Noi, alunni della seconda A, possiamo ritenerci fortunati perché nel nostro percorso alla scuola media non impareremo solo cosa sia una frazione o quante teste abbia il cane cerbero, ma anche qualcosa di molto più prezioso, cioè che la normalità è un termine senza contenuto, vero e proprio “inquinamento acustico”.

Classe 2A

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