Campionato di Giornalismo la Nazione

Meno silenzio, più parole!

BULLISMO. Davanti a questo fenomeno non si può stare in silenzio. Noi ragazzi ci sentiamo disorientati di fronte ai numerosi episodi di bullismo che la stampa riporta sempre più spesso. Sul bullismo bisogna sfatare subito alcune interpretazioni come credere che sia una semplice ragazzata o che sia un fenomeno legato alla crescita. E’ di fondamentale importanza che l’opinione pubblica riconosca la gravità degli atti di bullismo e delle loro conseguenze sia per il recupero delle vittime, sia dei «bulli» che, nei casi più gravi, corrono il rischio di intraprendere pericolosi percorsi di delinquenza. Cominciamo con il fare chiarezza sul termine. La parola BULLISMO ha la sua origine nella parola inglese bullying (to bull) che significa «usare prepotenza, maltrattare,intimidire». Esso è l’insieme delle azioni di continua prevaricazione e sopruso, volutamente ripetute nel tempo, compiute da un singolo «il bullo» o da un gruppo nei confronti di un altro ragazzo/ a, più debole, «la vittima». Purtroppo questi episodi avvengono a scuola, dalla scuola primaria alla scuola superiore; gli studi hanno dimostrato che le vittime sono sempre le stesse, che definiremo «vittime croniche». Sono coloro più a rischio, che risentiranno di più e a lungo degli effetti negativi; avranno un rendimento scolastico negativo, non ameranno la scuola e non avranno fiducia in se stessi. Esiste poi un’altra forma di bullismo «virtuale », e ancora più pericoloso perché messo in atto attraverso la rete e quindi onnipresente! Parliamo del cyberbullismo: parolacce, minacce ecc. quando arrivano attraverso lo schermo di un telefonino ci colgono impreparati, non attiviamo nessun meccanismo psicologico di difesa. La vittima, in questo caso, si sente sempre braccata, senza una via di fuga esposta alle reazioni di tanti perfetti sconosciuti. Come fermare la violenza giovanile? Un noto filosofo e psichiatra, Umberto Galimberti, sottolinea l’importanza dell’educazione alle emozioni e richiama la Scuola alla sua funzione educativa. Quindi non solo istruire ma formare,» educare i ragazzi facendo in modo che possano distinguere il bene dal male ». Come? Ci siamo chiesti? Ripartendo dalle favole, ci suggerisce lo stesso Galimberti. Sì, proprio le favole che ci leggevano da bambini, le mamme, le maestre … che proponevano un «modello di distinzione tra il bene e il male». Per proseguire con lo studio della letteratura, che ci educa ai sentimenti, a metterci nei panni degli altri, ci insegna l’empatia. Sì! Leggere ci può salvare dal BULLISMO, perché i libri ci insegnano le relazioni buone, le relazioni vere, a soffrire, a ridere, ad amare. Ricordate che: «Il sociale inizia quando si sta insieme, a scuola, in cortile, in palestra … I social di sociale non hanno nulla!

Classe 1C

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