Campionato di Giornalismo la Nazione

Le radici dei ricordi

A OTTOBRE la classe terza della Scuola media di Murlo, munita di lapis e taccuino, si è avventurata nella campagna di Vescovado per imitare i protagonisti del Grand Tour, il viaggio di formazione che dal ‘700 era necessario ai giovani aristocratici per completare la propria istruzione. Durante questa uscita, una studentessa ha vissuto un’esperienza surreale. Mentre sceglieva il soggetto da raffigurare, la sua attenzione è stata catturata da un’antica quercia, che aveva qualcosa di inconsueto. Come d’abitudine, il primo istinto è stato quello di scattare una foto col cellulare, ma, proprio mentre stava per avviare la fotocamera, ha avuto la sensazione di essere osservata. Alzando gli occhi ha scorto una figura umana riflessa nella quercia; ha subito pensato di avere delle allucinazioni. Guardando l’albero, si è persa nelle scanalature del tronco, nei colori autunnali delle foglie, nei suoi pensieri. Ha avuto la percezione di entrare in contatto con una persona reale, pur trovandosi di fronte ad una pianta. Così è iniziato un dialogo dai contorni indefiniti e irrazionali. In questa quercia solitaria ha trovato riposo l’anima del poeta D.H. Lawrence che, ai primi del ‘900, ha visitato queste terre, rimaste scolpite nella sua memoria: taccuini, lettere, diari hanno preservato i suoi ricordi. E i nostri? Dove sono custoditi? Il ricordo è qualcosa da conservare nel nostro cuore e non da mostrare agli altri, a chi non vive le tue stesse emozioni. Così facendo, l’esperienza perde magia e intensità; l’intimità di quei momenti svanisce insieme alla bellezza, che è soggettiva e delicata. Quando se ne parla si tende a confonderla con l’estetica, ma la bellezza è molto di più, ti fa sentire vivo e libero, ti provoca tremolio, un tuffo al cuore. La bellezza fa esplodere i sentimenti in un’enorme massa di colori e, condividendoli in modo superficiale, rischiamo di ottenere solo una nuvola grigia dispersa nel cielo. Custodire o meno un ricordo sta a te, ma scegli bene! Se vuoi fotografare col cellulare un paesaggio che ti colpisce, fallo, ma rendi quella foto tua e non uguale a come potrebbe farla chiunque altro. Oppure potresti disegnarlo; impiegherai più tempo, certo, ma intanto potrai riflettere su cosa ti avrà trasmesso quel paesaggio e diventerà un disegno personale. Accumulando i ricordi della nostra vita all’interno di memorie virtuali, rischiamo di perderli. Conservare i ricordi in modo concreto, invece, attraverso diari, scritture, disegni, fa in modo che la nostra anima viaggi nel tempo. D’istinto, la ragazza ha messo via il cellulare e ha preso carta e penna.

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