Campionato di Giornalismo la Nazione

Nuovi ponti, vecchi muri

QUANTE volte abbiamo sentito parlare del “Muro di Trump”? Tantissime! In realtà la sua costruzione è iniziata nel 1990 e da quell’anno ogni presidente americano ha contribuito alla sua edificazione per dividere il Messico dagli Stati Uniti nel tratto fra San Diego e Tijuana. Chiudendo questo confine, fanno lo stesso con tutta l’America Latina. Solo un anno prima, nel 1989 è crollato il Muro di Berlino che simboleggiava la vittoria dell’ideale americano nel mondo. Nel frattempo, in Europa, i paesi che hanno subito il Muro di Berlino sono i primi pronti ad innalzarli di nuovi. Basti pensare che in soli trent’anni i muri da 16 sono diventati 63. LE CAUSE sono varie: il razzismo, conflitti politici e religiosi, intolleranza contro i migranti e anche un loro comportamento scorretto contro le leggi di un determinato paese C’è un muro che passa tra l’Ungheria e la Serbia contro l’immigrazione, oppure un altro che divide la città irlandese di Belfast in due, separando la parte cattolica da quella protestante. Ancora altri: quello che divide la Corea del nord da quella del sud o il muro di Calais che impedisce agli immigrati di attraversare illegalmente il Canale della Manica. Non sempre però sono negativi: le persone hanno da sempre un bisogno fisico di far vedere che un determinato posto è loro, di marcare il territorio. Potremmo collocarlo in cima alla piramide dei nostri bisogni vitali! Pensiamo al Vallo di Adriano che venne costruito dai Romani per delimitare i confini del loro impero. la Muraglia Cinese venne costruita per difesa e per contenere un intero stato durante molti secoli e da varie dinastie. Un altro esempio è il Muro del Pianto di Gerusalemme che venne edificato nel 536 a.C. dove ancora oggi molte persone si recano per scopi religiosi. Comunque il muro, la barriera, è soprattutto simbolo di divisione. LA SEPARAZIONE non è solo “simboleggiata” dai muri: per impedire l’arrivo di nuovi immigrati dal mare, si chiudono i porti e sulla terra vengono sbarrate le frontiere. Ecco il perché della nostra vignetta: una ‘u’ rovesciata da sembrare un ponte, una ‘r’ e una ‘i’ colorate di rosso in modo da ricordare i mattoni e la ‘m’ celeste come il mare. Inoltre “se alzi un muro pensa a ciò che resta fuori” come ci ricorda Italo Calvino nel Barone rampante. Dentro il muro rimane l’insicurezza, il senso di inadeguatezza, la pigrizia. Restano fuori i sogni, le persone, le tradizioni degli altri, le religioni, il resto del mondo, le nuove parole, tutto quello che è diverso dal conosciuto, il nuovo. Dietro un muro non c’è speranza, davanti un ponte c’è salvezza.

Tutor: Marzia Papi

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