Campionato di Giornalismo la Nazione

Usi e costumi della città

DALLA FINE dell’800 al secondo dopo guerra la donna non aveva ancora un ruolo ben definito nel mondo del lavoro.Quelle che potevano studiare intraprendevano quasi esclusivamente il mestiere di maestra, considerato affine alla natura femminile. La maggior parte delle donne accudiva la famiglia e allevava i figli, concentrando le proprie energie all’interno delle mura domestiche. Eppure nella Carrara tra ‘800 e ‘900 sono molte le donne che lavorano sodo per arrotondare il bilancio familiare, garantendo un pasto ai figli. Spesso sono vedove e provvedono alla famiglia. Le incontriamo alle cave, dove non arriva nemmeno il mulo. Trasportano tutto quello che occorre, caricandosi il peso sulle spalle o, più spesso, sulla testa con ceste o secchi ricolmi. Partono ogni mattina all’alba dai paesi nei versanti di Torano, Colonnata e Bedizzano e lavorano a cottimo. Quando salgono devono soltanto preoccuparsi di non intralciare i lizzatori e di scendere il prima possibile a valle per un nuovo viaggio, si incoraggiano a vicenda con “ndiàn” e “asù” in un continuo e faticoso andirivieni. Le portatrici di sabbia lavorano anche a Marina, la sabbia e la ghiaia raccolte sul litorale servono per il calcestruzzo e il materiale edile. Le “marinelle” spesso hanno mariti imbarcati nei navicelli marmiferi e, nei lunghi periodi di assenza, devono “saper far da lu e da lè” e così sono impiegate nella cantieristica navale: mettono a disposizione le loro competenze nel cucito e nel rammendo per la creazione di vele e rande per i navicelli; le più esperte, dette reticellaie, praticano lavori di rammendo complessi.

Classi 2B, 2E, 2F

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