Campionato di Giornalismo la Nazione

I diritti di donne e bambini

NEGARE alla donna una completa riforma nella sua educazione, negarle più ampi confini all’istruzione, negarle un lavoro, negarle un’esistenza nella città, una vita nella nazione, un’importanza nell’opinione non è ormai più cosa possibile. Queste le parole di Anna Maria Mozzoni, giornalista e femminista milanese che, tra Ottocento e Novecento ha lottato per la partecipazione politica delle donne e per una parità dei diritti tra i due sessi. IL CAMMINO verso il riconoscimento dei diritti delle donne è sempre stato particolarmente lungo e difficile, soprattutto perché per secoli sono state ritenute diverse e inferiori agli uomini. Ma a che punto siamo nel nostro paese e nel mondo riguardo a questo tema fondamentale? Le donne hanno cominciato a combattere per i loro diritti già dalla seconda metà dell’Ottocento quando le Suffragette iniziarono a lottare per ottenere la libertà di voto, l’autonomia, l’integrità fisica, il diritto a poter accedere alle cariche pubbliche, al lavoro, alla famiglia, a una paga uguale tra uomini e donne, al controllo sulla riproduzione, alla proprietà e all’educazione. Spesso le discriminazioni più odiose sono quelle maggiormente trascurabili legate al folklore ed alla cultura. Infatti in alcune nazioni le donne non possono guidare, uscire di casa da sole, né avere i cellulari. LA COSA però che genera maggiore stupore e indignazione sono i matrimoni combinati. In certi casi le bambine vengono fatte sposare dalle famiglie a 12 anni o a un’età persino inferiore. Una storia che abbiamo letto e commentato in classe che ci ha particolarmente colpito è quella della ragazza pakistana Malala Yousafzai. Tutto è iniziato il 9 ottobre 2012. Malala aveva solamente 15 anni e stava tornando, insieme alle sue compagne di scuola, a casa con l’autobus. All’improvviso un uomo salì a bordo e sparò tre proiettili, colpendola in pieno volto e lasciandola in fin di vita. Quell’uomo, così crudele era un talebano. PER I talebani le donne sono solamente macchine da riproduzione e non hanno alcun diritto. A Malala infatti hanno imposto numerose restrizioni, tra cui proprio quella di non poter avere un’istruzione formale. La ragazza, infatti, veniva accusata dai talebani di aver gridato al mondo, fin da piccola, il suo desiderio di poter leggere e studiare. Proprio per questo volevano ucciderla, ma non ci sono riusciti. Ha lottato strenuamente. La sua guarigione miracolosa è stata l’inizio di un viaggio straordinario dalla remota valle in cui era nata fino all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite! Oggi Malala è il simbolo delle donne che combattono per i loro diritti.

Classe 3A

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