Campionato di Giornalismo la Nazione

Quelle parole di tendenza

«MA QUANTO sono british!», «Stai zitto, stupido bufu!», «Eskère a tutti!». Noi ci intendiamo così e il fatto che gli adulti non ci capiscano ci piace. Ci hanno detto che, in effetti, non facciamo nulla di nuovo. O meglio, le parole sono nuove, ma il fatto che i giovani inventino termini o cambino il significato di altri pare sia sempre accaduto. Noi le abbiamo prese in prestito dai nostri idoli, da cantanti famosi, dagli influencer, probabilmente perché abbiamo facile accesso alle canzoni, ai testi, alla musica in genere, tramite internet. A che ci servono? SPESSO è un modo per fare economia, cioè per non sprecare tempo o spazio con giri di parole troppo complicati. Non mancano i casi in cui diciamo queste parole semplicemente perché le sentiamo tutti i giorni e ci viene naturale ripeterle, anche senza rendercene conto. Ma il più delle volte le usiamo per farci accettare dagli altri, per essere parte del gruppo, per sentirci «fighi» o «ganzi», come dicevano i nostri genitori e diciamo ancora anche noi. Sì, perché per noi è una cosa fondamentale. Se ti presenti con una montatura degli occhiali non di marca, o con dei jeans che non siano larghi strappati e con risvoltino, o addirittura con delle scarpe aperte, stai certo che nessuno ti prenderà in considerazione. Eppure, se Mambolosco posta una foto indossando uno zaino della LellyKelly (una nota marca di articoli per bambine), delle ciabatte Louis Vuitton e calzini Gucci, viene ammirato. Ecco, lo stesso vale per l’uso delle parole di tendenza. E allora, se si è sempre fatto, perché agli adulti questa cosa non piace? E perché noi troviamo ridicole le parole che spopolavano fra i nostri genitori trent’anni fa? Da un dibattito in classe, è emerso che da sempre le mode sono effimere e nascono per soddisfare il desiderio di darsi un’identità, di riconoscersi, di accettarsi. Riflettendoci bene, abbiamo anche capito perché il modo migliore per affermarsi è rompere, porre un muro, mettere distanza con il passato, con le generazioni precedenti. Insomma, siamo degli adolescenti tipici. LE RAGAZZE della nostra classe sono decisamente più affascinate dalla moda nel vestire, rispetto ai ragazzi, che tendono maggiormente a riprodurre il linguaggio di cui abbiamo parlato. Siamo testimoni ogni momento e a ogni livello di quanto la moda sia motivo di aggregazione e anche di emarginazione. Vorremmo che non fosse così importante, che si cedesse solo alle tendenze che ci caratterizzano, che ci descrivono, che ci rappresentano, che ci piacciono; e vorremmo non aver paura di mostrare i nostri interessi reali, di essere chi siamo davvero.

Classe 3D - Tutor: Marzia Buceti

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