Campionato di Giornalismo la Nazione

Un curioso “rottAmatore”

CHI L’HA DETTO che «rottamare » significhi soltanto sbarazzarsi del vecchio? I rottami, anzi, si possono letteralmente «amare». Così doveva pensarla Brajo Fuso, artista perugino nato sul finire dell’Ottocento, e certamente in questo dovette influire la sua professione di medico chirurgo e dentista, sempre tesa nel tentativo di «curare» e ridare nuova vita a ciò che gli altri consideravano irrimediabilmente da buttare. Oggi 13.000 metri quadrati della splendida collina di Monte Malbe sono dedicati al suo genio, grazie al Fuseum, il parco-museo che ospita la produzione artistica e le strane creature di Brajo Fuso. COLORI E MATERIALI fuori dal comune esprimono un’inventiva eccezionale, in cui galleggianti rossi diventano papaveri squillanti e pezzi di ceramiche variopinte e tubi di ghisa s’integrano nel pavimento della villa diventando un originale mosaico. E non finisce qui: serbatoi e condotti dell’acqua sono la fauna di uno zoo popolato da brutali figure di calcestruzzo e da volatili smaltati che paiono prendere il volo tra le rocce nude. Conterraneo di Alberto Burri e Gerardo Dottori, Brajo Fuso rappresentò nell’arco della sua vita un punto di riferimento nei circoli intellettuali perugini, a cominciare dalle primissime opere nelle quali vibranti frecciate di colore sferzavano la tela, unendosi in un caos armonico e anticipando incredibilmente la rivoluzione pittorica che Jackson Pollock avrebbe condotto soltanto alcuni anni dopo oltreoceano. Ma torniamo al Fuseum. Dentro alla casa che fu residenza estiva di Brajo e della sua amata moglie Bettina, anch’ella artista, trovano posto opere diverse, ceramiche, Elleni, Re e Brancaleoni, gufi e suonatori, personaggi ironici e fotografie del mondo contemporaneo (pure Beppe Grillo, di nuovo con molto spirito profetico!). MA LA PIÙ rappresentativa del genio di Fuso è l’opera «Le Maschere »: volti di fiaba, turbanti, occhi dalle mille forme, labbra fiammeggianti sono i protagonisti di questo pannello allegorico che possiede qualcosa di pirandelliano. «Arte oggettuale» l’ha definita il celebre critico Philippe Daverio, recentemente consultato in merito dal curatore del museo Gianmaria Fontana di Sacculmino e dalla sua équipe, e tale definizione calza a pennello a questa tecnica di Fuso in cui materia e pitture si fondono tra loro. E ulteriormente «fusi» risultano natura e arte, trovando nel giardino del museo – in grado di ospitare spettacoli all’aperto, mostre ed eventi culturali di ogni genere – un habitat tutto per loro, dove flora e fauna quasi prendono vita in un piccolo ecosistema artificiale. Insomma, vi manca solo di visitarlo!

Classe 3B

PER VISUALIZZARE LA PAGINA CLICCA QUI