Campionato di Giornalismo la Nazione

Il giostraio: uno stile di vita

CHI ENTRA in un luna park percepisce subito l’aspetto del divertimento: musica, suoni, colori, forti emozioni per coloro che salgono sulle varie attrazioni … Ma cosa c’è dietro questo favoloso sogno che offre indimenticabili momenti di spensieratezza? Cosa significa vivere la giostra come un lavoro o essere figli di giostrai? Una lunghissima tradizione fatta di fatica, rischio, competenze tramandate da padre in figlio e tanta tanta passione. Tutti aspetti che emergono dalle parole con cui la signora Francesca Carbonini, appartenente ad una famiglia che gestisce un luna park da molti anni, descrive questo mondo, un mondo dove è nata e che porta sempre nel cuore. Noi ragazzi della I C abbiamo capito che svolgere questa professione non è una cosa che si può improvvisare facilmente, ma un qualcosa che hai imparato con il tempo di generazione in generazione, di cui ti sei preso cura con dedizione e serietà, per cui hai sudato e a cui tieni con orgoglio. Francesca sottolinea che suo padre ha addirittura costruito con le sue mani l’autoscontro per bambini. LE ORIGINI della famiglia Carbonini risalgono al 1850 circa, quando Giuseppe Carbonin (il cui cognome si è poi trasformato in Carbonini nel corso dei vari spostamenti), sellaio veneto, incontrò in una fiera Teresa, figlia di un proprietario di una giostra; i due si sposarono e nacque Rolando, bisnonno di Francesca. EGLI CONOBBE poi una trapezista circense, Ermide; da loro la prima generazione dei fratelli Carbonini che intrapresero il lavoro di giostrai. Come possiamo capire, questo luna park riunisce in sé antichi elementi provenienti dalla fiera, dal circo e innovazioni tecnologiche evolutesi nel tempo. I nipoti parlano con grande affetto della la figura di Ermide, una donna dal “pugno di ferro” che ha retto e guidato per molti anni una famiglia dalla forte impronta matriarcale. I figli la trattavano con grande rispetto, le davano del “voi” e in sua presenza si riguardavano anche a fumare una sigaretta; i nipoti fanno tesoro dell’educazione da lei ricevuta. Francesca ricorda che, da ragazzina, della sua vita itinerante amava soprattutto il viaggio sulla sua «casa con le ruote», che la portava da un luogo all’altro, dove spesso riceveva pacchi di letterine dei compagni delle scuole frequentate; ogni città per lei era una stagione (Porto San Giorgio, il mare; Bibbiena, la primavera). La cosa che più le piaceva era ritrovare a Bibbiena gli amici e percepire l’entusiasmo generale, che attualmente si rinnova ogni anno ed è prova della professionalità e della serietà con cui la famiglia Carbonini ha sempre svolto il suo lavoro.

Classe 1C

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