Campionato di Giornalismo la Nazione

Apprendisti fotograti

ABBIAMO TELEFONI con fotocamere spettacolari, ma ci risulta più difficile dare un ordine o un senso alle nostre immagini. Le nostre foto descrivono un momento. Mettiamo la foto nel nostro stato. Ma avete mai provato a fare un reportage? Beh, come giornalisti noi ci vorremmo provare. Abbiamo cominciato studiando un reportage sul tema del mare. A volte pensiamo che il reportage sia una sequenza di immagini a tema. IN REALTA’ non è solo questo! Partiamo dalla traduzione di questo termine: in italiano corrisponde a «racconto per immagini». Questa espressione è già molto esplicita. Occorre raccontare, ma invece che usare le parole, come siamo sicuramente abituati, stavolta dobbiamo usare le immagini. La cosa è tutt’altro che facile. Nel cercare allora di creare il racconto per immagini, è possibile sfruttare dei punti di appoggio, delle regole che dobbiamo conoscere e possiamo anche superare. Innanzi tutto il numero di scatti. Deve senz’altro esserci un’immagine di apertura e una di chiusura. IL NOSTRO servizio deve infatti colpire, deve attirare il lettore proprio con la prima foto, quella di apertura. E’ il biglietto da visita del servizio, il nostro modo di presentare il lavoro all’osservatore. Al centro del reportage troviamo di solito un’ampia fotografia che ci faccia soffermare. ESATTAMENTE COME per la foto di apertura, poi, anche per quella di chiusura serve uno scatto che finisca il racconto, che lasci nell’osservatore il senso di essere arrivati alla fine. Come un libro lungo ci stanca, anche il reportage non deve essere troppo lungo. Gli esperti consigliano di non superare il numero di 20 scatti. Va considerato infatti che scorrendo delle immagini si ha un atteggiamento diverso rispetto allo scorrere delle parole. Se infatti siamo ben abituati a leggere grazie alla nostra brillante carriera scolastica, siamo molto meno avvezzi alla cultura e al linguaggio delle immagini. Quindi mettere troppa carne al fuoco potrebbe essere un passo falso. Inoltre se stiamo fotografando delle persone dobbiamo cercare di non essere aggressivi, dovremmo al contrario essere il più trasparenti possibili. I nostri soggetti non dovrebbero accorgersi della nostra presenza e proseguire la loro azione con lo stesso svolgimento che si sarebbe avuto anche in nostra assenza. Ecco la nostra proposta per il campionato di giornalismo della Nazione: una delle due prove il prossimo anno potrebbe diventare il reportage, magari cominciando dalla gita scolastica, momento ideale per scattare foto e immortalare momenti indimenticabili.

Tutor: Elisabetta Batini

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