Campionato di Giornalismo la Nazione

Loro ce la mettono tutta

LO SPORT, qualunque sport, può essere fonte di liberazione. Lo è per i bambini, per noi ragazzi che lo viviamo come occasione di svago e sana competizione, lo è per i campioni nostri beniamini che praticano uno sport a qualsiasi livello, ma lo è soprattutto per i disabili. Per molti di loro il problema non si è presentato sin dalla nascita, ma a causa di un incidente stradale o addirittura sportivo; loro lo hanno superato proprio attraverso lo sport che è diventato una terapia. Questi atleti non più normodotati hanno scelto così di scendere in pista e sfidare i loro limiti fisici, invece di lamentarsi, smettere di vivere o chiudersi dentro una stanza lontani dal giudizio degli altri. Abbiamo riflettuto molto su questo perché è importante convincersi che la disabilità è una barriera da abbattere ricominciando a correre senza le gambe, a palleggiare con un solo braccio, dimenticandosi di non averne. E’ questo che fanno molti giovani atleti paraolimpici quando si allenano e gareggiano e lo fanno con semplicità e coraggio. Le loro storie ci raccontano come sia possibile non arrendersi, anche quando qualche senso viene a mancare alterando la loro persona, la percezione del mondo. Tutti pensiamo che queste vite siano spezzate per sempre, ma non capiamo che dentro alcuni di loro scatta una molla che spesso li porta a rinascere una seconda volta. Ecco che li troviamo alle paralimpiadi, pronti ad affrontare la sfida sportiva con le loro nuove capacità. LE PARALIMPIADI sono le gare degli atleti disabili, gare che si svolgono ogni quattro anni, proprio come le altre olimpiadi. Sono competizioni che aprono a tutti l’esperienza dello sport perché lo sport sia per tutti e tutti ci possiamo sentire di farne parte; non conta solo vincere nello sport, ce lo insegnano questi atleti: il loro esempio ci dice come sia fondamentale credere in noi, nella forza della nostra volontà e nell’allenamento che è la palestra di ogni piccola grande conquista. Molti di noi la scorsa estate hanno assistito alle paralimpiadi che si sono svolte nella nostra città e che sono state motivo di orgoglio, oltre che un’esperienza bellissima in cui osservando gli atleti ci siamo chiesti: ma davvero siamo diversi, alla fine? In quegli atleti e nella grinta con cui gareggiavano abbiamo riconosciuto la nostra stessa voglia di vincere, e abbiamo desiderato somigliare a loro nell’impegno a dare il meglio, il cento per cento, e anche di più, perché, diciamo la verità, è questo che ci fa sentire veramente fieri di noi, disabili e non. Ed è questo che ci fa apprezzare la vita, così com’è, con le sfide, le opportunità, le difficoltà, le cadute, ma anche il sorriso, necessario a tutti per scendere in pista.

Tutor: Lucilla Uliveri, Claudio Belllacchi

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