Campionato di Giornalismo la Nazione

“Il sangue è sempre rosso”

PER CERCARE di comprendere chi siano i famosi “immigrati”, abbiamo intervistato via Skype un ragazzo che vive a Camini, in provincia di Reggio Calabria. Kader Diabate è un ragazzo ivoriano che dopo la guerra è stato costretto a lasciare il suo paese. La sua famiglia era composta da trentotto persone, mantenuto tutte dal padre camionista che commerciava in cacao. Un brutto giorno però alcuni soldati hanno bruciato la loro piantagione e il camion. Poi è morto uno dei suoi fratelli, lasciando una vedova con figli: secondo la tradizione, Kader, a soli 16 anni, avrebbe dovuto sposare la cognata. Ma lui aveva un grande sogno. Decide così di lasciare la Costa d’Avorio per attraversare il Sahara e la Libia, dove prende un barcone per la Calabria. Qui viene accolto dallo Sprar e inizia il suo processo di alfabetizzazione. Kader si impegna fin da subito con determinazione, tanto che oggi, a vent’anni, sa parlare cinque lingue europee e 18 dialetti africani. Generosamente, ci racconta la sua storia ripercorrendo momenti molto dolorosi. «SONO partito con un barcone da 15 posti su cui eravamo 130 persone. Ti sedevi in un punto e non ti potevi più muovere per 10 ore, senza niente da mangiare. Ora mi attivo per il rispetto dei diritti umani, perché siamo tutti uguali, senza distinzioni ». Il suo progetto è molto chiaro. «Sono scappato dal mio Paese per studiare. Dell’Italia non sapevo nulla, tranne le squadre di calcio. Ora spero di iscrivermi a Scienze politiche o Lingue. ‘Da grande’ vorrei fare il senatore. Oramai sento Camini come un luogo di appartenenza, anche se sogno di tornare presto in Africa». Gli chiediamo cosa pensi del razzismo, e allora lui si fa molto serio: «La dignità di un essere umano deve essere sempre rispettata, che sia un cinese, un senegalese o un italiano. Forse la nostra pelle è diversa, ma se andiamo oltre la superficie, il nostro sangue è sempre rosso, uguale per tutti. E questo nessuno lo potrà mai negare. Qui a Camini gli italiani e gli stranieri sono formano un’unica comunità, così come deve essere, perché, se lo Stato integra le persone, queste saranno una risorsa per l’Italia. Vedo soprattutto i siriani, devastati da bombardamenti e dalla guerra civile. I loro bambini vogliono dimenticare tutto ciò che hanno visto e quello che hanno lasciato. Anch’io voglio dimenticare, ma non posso, perché tutti, con la mia testimonianza, possano conoscere e forse comprendere». L’INCONTRO con Kader è stato importante perché ci ha messo a conoscenza del fatto che noi siamo privilegiati, e che voltare le spalle all’umanità è un atto prima di tutto contro noi stessi.

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