Campionato di Giornalismo la Nazione

“I have a dream…”

IL 4 APRILE è stato celebrato l’anniversario del cinquantesimo anno dalla morte di Martin Luther King, nato il 15 gennaio del 1929 ad Atlanta. Era un pastore protestante, leader del movimento per i diritti degli afroamericani. Si ispirò a Gandhi applicando nelle sue lotte i principi della nonviolenza. Premio Nobel per la pace, organizzò il 5 dicembre 1955 il boicottaggio dei bus ottenendo un successo clamoroso: dei ventimila neri che quotidianamente utilizzavano il trasporto pubblico, quel giorno solo dodici salirono sui bus. Nel 1956 organizzò negli Stati Uniti i primi movimenti dei neri per ottenere parità di trattamento e diritti civili uguali a quelli dei cittadini bianchi. Il suo maggior successo organizzativo e politico fu nel 1963 una grande marcia di oltre duecentomila persone su Washington per sollecitare l’approvazione della legge sui diritti civili. Forse per le sue posizioni contrarie alla guerra in Vietnam, nel 1968 fu assassinato a Memphis, nel Tennessee, in circostanze che non sono mai state chiarite. E’ rimasto famoso anche per il suo discorso pronunciato a Washington riassunto dallo slogan «I have a dream», ripreso dal presidente Obama all’insediamento alla Casa bianca. «Noi riteniamo evidente questa verità, che tutti gli uomini sono stati creati uguali» la predicazione di Martin Luther King ha dato i suoi frutti soprattutto negli Usa dove però attualmente sono tornati in vigore atteggiamenti razzisti. IN QUEST’ULTIMO periodo il razzismo sta riemergendo anche in Italia. Uno studio fatto da una psicologa italiana rivela che 65 ragazzi su 100 di una scuola adottano atteggiamenti discriminanti nei confronti dei ragazzi di colore. Si sono infatti verificati episodi di discriminazione in cui maestri e professori assegnano voti più bassi ad alunni di colore anche se meriterebbero di più, oppure anche il contrario, cioè alunni che hanno insultato un insegnante perché di colore con frasi razziste. Espressioni offensive come «sporco negro» ricorrono spesso nel linguaggio di odio (hate speech) usato nelle chat col cellulare dove, insieme a tantissimi altri insulti, si prova compiacimento ad insultare nascondendosi dietro l’anonimato chi per qualche caratteristica è diverso o è ritenuto inferiore a noi. E’ come se ci fossimo dimenticati quale sia stato il prezzo pagato nella storia dalle lotte per i diritti civili e per il riconoscimento dell’uguaglianza e quali orrori siano stati compiuti il secolo scorso in nome di una presunta ‘superiorità della razza’. Negli sport si verifica spesso che i tifosi di una squadra facciano cori razzisti contro qualche giocatore di colore.

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