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Facebook, l’amico spione

LE VOCI sui rischi collegati alla diffusione dei dati personali sui social media erano già tante, ma molto recentemente un fatto molto importante le ha confermate: Mark Zuckerberg ha dovuto ammettere in pubblico che i dati contenuti nei profili di milioni di utenti di Facebook sono stati venduti a Cambridge Analityca. Quest’ultima è una società che si occupa di raccogliere i dati personali presenti nella rete per fare le ricerche di mercato. In questo caso però le cose sono andate in modo diverso perché Cambridge Analytica ha, a sua volta, ceduto quegli stessi dati al governo russo. Come ha usato la Russia tutte queste informazioni? La risposta sembra avere a che fare con l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Infatti le indagini ancora in corso stanno scoprendo che i russi hanno fatto in modo di influenzare le elezioni americane a favore dell’attuale presidente, un uomo politico ben visto dal governo di Mosca. Per ottenere questo scopo sono stati utilizzati milioni di dati personali per creare account falsi con cui diffondere fake news e post contro Hilary Clinton, l’avversaria di Trump. Forse le stesse cose sono avvenute anche in altre elezioni, per esempio quelle italiane visto che fra i profili venduti c’erano anche quelli di più di duecentomila italiani. Comunque potrebbe essere avvenuta la stessa cosa anche ai tempi dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, cioè ai tempi della Brexit. Anche allora c’era di mezzo la Cambridge Analityca, che era in contatto con il leader del partito Ukip, principale sostenitore del «sì» al referendum che chiedeva agli inglesi di lasciare l’Europa. Nel frattempo tutto quello che è successo sta avendo alcune conseguenze negative per Facebook, infatti un gran numero di utenti – si parla addirittura di milioni – vogliono cancellarsi da questo social network, poi il titolo Facebook nelle quotazioni in borsa è crollato, producendo quindi una grande perdita economica. Naturalmente Zuckerberg, chiamato ad ammettere le sue responsabilità, ora si scusa in pubblico, dichiarando di non aver fatto abbastanza per tutelare la privacy dei suoi utenti, e che lavorerà per aumentare gli standard di sicurezza. Sarà possibile aspettarci altri scandali come questo, dal momento che la circolazione di informazioni personali coinvolge moltissimi social network e siti internet. Per esempio Netflix ha di recente commissionato uno studio sulla previsione dei gusti dei suoi utenti in modo da produrre delle serie di sicuro successo. Tutto quello che sta succedendo dovrebbe comunque invitare tutti noi ad avere maggiore attenzione a ciò che di nostro inseriamo nella Rete.

Classe 3C

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