Campionato di Giornalismo la Nazione

25 anni fa: strage a Firenze

FIRENZE, 27 maggio 1993, ore 1,04. Un ordigno, collocato su un Fiat Fiorino, esplose distruggendo la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili. Morirono i quattro membri della famiglia Nencioni, padre, madre e le due bimbe di 9 anni e di 50 giorni, Nadia e Caterina, e lo studente di architettura Dario Capolicchio, di 22 anni. 48 persone rimasero ferite. Non si trattava né di una fuga di gas, né di un attentato terroristico, come ipotizzato all’inizio, bensì di un attacco mafioso. Così il tenente colonnello della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Firenze, Edoardo Marzocchi, e l’ispettore Alessandra Tortelli raccontano ciò che accadde 25 anni fa. La mafia colpì la cultura italiana; l’Italia aveva subito numerose stragi ma mai, prima di allora, era stato colpito il patrimonio artistico. Come dissero allora i mafiosi, si voleva colpire in centro in «un punto per fare il botto». Lo scoppio provocò anche danni agli Uffizi, non solo alle strutture dell’edificio, ma numerose opere d’arte furono distrutte o danneggiate. «La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Spero solo che la fine della mafia non coincida con la fine dell’uomo» continua Marzocchi, citando le parole di Giovanni Falcone. L’attentato di Firenze, un anno dopo quelli di Falcone e Borsellino, avvenuti a maggio e luglio del 1992, era all’interno di una strategia con cui la mafia mirava a incutere terrore nell’opinione pubblica, con l’intento soprattutto di portare lo Stato, messo sotto attacco, all’alleggerimento del carcere duro e dell’isolamento previsti per i boss mafiosi e a fare marcia indietro sulla legge sui pentiti. Marzocchi ricorda anche che quest’anno ricorre il 25° dell’istituzione della Dia a Firenze, un organismo investigativo interforze per contrastare la criminalità organizzata di tipo mafioso, il cui principale ispiratore fu Falcone: la risposta più significativa dello Stato nella lotta contro ogni forma di mafia. «LA NOTTE dei Georgofili - continua Marzocchi - è una storia di dolore, un fatto talmente grave che dobbiamo ricordarlo per acquisire consapevolezza, per capire, per scegliere, perché certi fatti non accadano più». E’ una grossa ferita nella storia recente di Firenze; farne memoria è un dovere per le vittime ma anche una forma di passione per la giustizia e di educazione alla legalità. Tutti devono sapere e conoscere perché, conclude Marzocchi, «conoscenza e coscienza sono gli strumenti per essere educati alla legalità, per contrastare la mafia e ogni forma di violenza».

Tutor: Lucia Rossi, Simone Fagioli

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