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Uomo e intelligenze artificiali

L’INTELLIGENZA artificiale, ovvero, secondo la definizione del matematico Alan Turing, «la scienza di far fare ai computer cose che richiedono intelligenza quando vengono fatte dagli esseri umani» ha portato finora molti benefici nella vita dell’uomo in campi diversi. Basta pensare ai notevoli progressi ottenuti in medicina, dove sono state realizzate delle capsule endoscopiche dotate di microcamera e manovrate dall’esterno in grado di monitorare il nostro apparato digerente in modo non invasivo. Oppure pensiamo alla sperimentazione di robot in grado di assistere gli anziani nella vita domestica. Data la velocità con cui l’IA si sta diffondendo nei diversi ambiti viene da porci una domanda: l’intelligenza artificiale arriverà, in un futuro non molto lontano, a sostituire completamente l’uomo nelle mansioni lavorative? Secondo Gatner, una delle maggiori società statunitensi di consulenza e di analisi nel campo della tecnologia, entro il 2020 l’IA eliminerà 1,8 milioni di posti di lavoro, ma ne creerà oltre 2,3 milioni. I lavori più a rischio saranno quelli di “routine”, ripetitivi come i cassieri, gli operai delle fabbriche ma anche quelli considerati pericolosi per la salute dell’uomo (ad esempio quelli in cui gli operai sono a contatto con sostanze tossiche o chimiche). Già molte industrie utilizzano i «co-bot», macchinari “intelligenti” sempre più sofisticati, progettati e sviluppati proprio per affiancare, e non eliminare, il personale che si occupa di produrre, costruire, montare, realizzare prodotti e merci di ogni tipo. LE CINQUE professioni più richieste dall’IA sono: data scientist, ingegneri di intelligenza artificiale e machine learning, professionisti di data labeling, specialisti di hardware e IA, specialisti di protezione dei dati. Per poter svolgere queste nuove professioni è importante che i lavoratori ricevano una formazione adeguata e questo vuol dire aumentare in modo significativo gli investimenti per riqualificare le loro competenze tecnologiche. La capacità di integrare rapidamente tecnologia intelligente e capacità umana porterà sicuramente molti guadagni alle imprese, ma l’importante è che il ruolo dell’uomo sia sempre centrale. La trasformazione portata dall’IA potrebbe essere di gran lunga più veloce di quella che ha caratterizzato le rivoluzioni precedenti. E l’Italia come si prepara? Nel 2016 è stato approvato il Piano Nazionale Industria 4.0 che punta a incentivare tra il 2017 e il 2020 investimenti privati sulla tecnologia, sull’innovazione, sulla ricerca e sulla formazione per essere al passo con la moderna industria.

Classe 3F

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