Campionato di Giornalismo la Nazione

Sulle onde della speranza

L’AFRICA, un continente da cui ci separa soltanto un braccio di mare. Una Terra dai mille volti: quello degli ineguagliabili tramonti e dei magici safari nel bush, ma anche quello da cui oggi si fugge, in cerca di ciò che qui viene spesso negato: libertà, diritti, e soprattutto, la vita. Per capire meglio questo problema di grande attualità ed avviare, anche nel nostro piccolo, dinamiche di accoglienza, sabato 10 marzo abbiamo invitato nell’aula magna della nostra scuola 4 richiedenti asilo, ospitati nei due Cas di Prata e Ghirlanda. Moustapha, Adama, Celestina e Joy provengono rispettivamente da Senegal, Mali e Nigeria, non conoscono molto bene l’italiano ma riescono comunque a farsi capire. Nei loro occhi le paure di chi è dovuto fuggire dal proprio Paese perché vittima di soprusi o di conflitti. È il caso di Moustapha, 26 anni, che alla domanda sul perché sia scappato dal Senegal risponde parlandoci di lotte tribali nella zona di Kedogou, a sud del Paese, tra l’etnia Pular, di cui lui faceva parte, e Mandinga. Sia Celestina che Joy decidono invece di lasciare la Nigeria per non piegarsi alla logica sessista che le discriminava; parlano di violenze sulle donne e di «spose bambine », date in moglie in tenera età a uomini molto più grandi di loro. Adama fugge da Gao, nord del Mali, per un conflitto in cui muore il padre, confessa di aver avuto paura di fare la sua stessa fine. Le nostre domande si concentrano poi sul loro viaggio. Il ricordo di quei giorni, in cui hanno dovuto attraversare il Sahara su pick-up stracolmi di persone, gli provoca grande sofferenza. L’arrivo in Libia viene descritto come uno dei momenti più pericolosi: trattati come merce di scambio, vengono venduti a spregiudicati «mercanti di uomini». Ma è la traversata del Mediterraneo la parte che con fatica maggiore riescono a raccontare. Moustapha riferisce che sul suo gommone fossero stipate oltre 150 persone, un viaggio durato quattro interminabili giorni, bevendo solamente acqua di mare. L’arrivo della «grande nave» dei soccorsi è il momento in cui si ringrazia Dio per esser salvi, ma è anche quello in cui l’euforia incontenibile di molti passeggeri rende instabile l’imbarcazione, mettendo a rischio la vita di tutti. Oggi Moustapha, Celestina, Joy e Adama sono in attesa di sapere se le loro domande di asilo saranno accettate. Si sentono benvoluti dalla popolazione locale, si sono fatti delle amicizie ed alcuni di loro studiano; a Moustapha invece piacerebbe fare l’imbianchino, il suo antico mestiere. Alla domanda se, avendone la possibilità, tornerebbero nel loro Paese, rispondono all’unisono di no. Joy ritiene che in Italia le donne abbiano maggiori libertà, possono esprimere apertamente il proprio pensiero e poi gli italiani hanno un gran cuore. Non si sentono vittime di pregiudizi e condividono con noi l’idea che sia l’ignoranza a generare la paura del «diverso», ma che quando lo si conosce, si è poi pronti a non considerarlo più una minaccia, bensì un arricchimento della nostra esistenza.

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