Campionato di Giornalismo la Nazione

Giovani di ieri e giovani di oggi

SETTANT’ANNI fa nasceva la nostra Costituzione. Dopo 20 anni di dittatura, una sanguinosa guerra mondiale e la Resistenza, quei giovani di allora vollero inaugurare una nuova era ed all’articolo 11 vollero che fosse scritto: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». L’assemblea volle l’inserimento di questa norma nella Legge Fondamentale e Il perché lo comprendiamo pienamente ascoltando le parole di coloro che allora erano solo dei ragazzi . «NEL ‘44 - ricorda Rino- avevo 10 anni e abitavo a Poggibonsi, precisamente a Romituzzo, dove rilasciarono le bombe che avevano rimbombato in tutto il paese e rotto tutti i vetri delle vetrine dei negozi e anche di casa mia. Eravamo terrorizzati e allora ci rifugiammo in campagna. Lì, a Poggi di Villore, vedevo tante persone essere portate via con ferocia ed io avevo molta paura. Un contadino, mi ricordo, lo presero i tedeschi per fargli aprire la stalla; lui rifiutò, allora, i soldati gli spararono. Suo figlio lo portò all’ospedale. Tornato pieno di rabbia corse e pestò una mina e morì. Ero un bambino curioso e trovai una bomba per terra e la presi. Per fortuna un mio amico se ne accorse, me la sfilò di mano e la lanciò il più lontano possibile. Dopo cinque secondi esplose e da quel momento capii che la guerra non era uno scherzo. La guerra è brutta e non auguro a nessuno di viverla. È meglio non pensarci, perché se venisse, con queste nuove tecnologie, distruggerebbe tutto senza nessuna pietà». «Io invece - ricorda Elide - al passaggio del fronte ero a Adine, nel comune di Gaiole in Chianti, avevo 13 anni e molta paura dei soldati e delle bombe. Quando la guerra è finita, eravamo felici anche se non avevamo niente. Eravamo ricchi di speranza. Pensate alla pace, ragazzi, sempre ». «Noi vi abbiamo aperto la strada, ragazzi – aggiunge Renzo oggi ottantanovenne – voi dovete seguirla. Abbiamo passato momenti bruttissimi ed anche dopo non sempre è stato tutto facile. Ma ancora mi ricordo la contentezza della mia mamma e delle altre donne che il 2 giugno ‘46 uscivano di casa per andare a votare. Ricordo quando nacque la nostra Costituzione, la gioia, la speranza. E dopo abbiamo avuto 70 anni di pace ».

Classe 3F

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