Campionato di Giornalismo la Nazione

Destino di una bambola

“A OGNI bambina che sogna in grande dico: sì, puoi essere tutto ciò che vuoi”. Hillary Clinton, ex candidata presidenziale statunitense, si rivolge così a tutte le donne che hanno un sogno: non bisogna lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, bisogna lottare per conquistare il ruolo che si vuole raggiungere nella società. I pregiudizi, gli stereotipi di genere, non devono essere un motivo per fermarsi o rinunciare ma una sfida da vincere contro se stesse e contro chi pensa che ciò sia impossibile. Una sfida per dimostrare che la donna è capace di realizzare i propri sogni e che non è un burattino in mano alla società, una bambola con cui giocare o la ballerina di un carillon, che non può muoversi né danzare se non viene caricata da altri (situazione, per certi versi, ancora attuale). Queste immagini di impotenza e passività femminili vengono riprese da Zeffirelli, uno dei più grandi registi, scenografi e costumisti italiani, nella sua interpretazione dell’opera lirica “La Traviata”. Nei bozzetti di quest’ultima, che abbiamo avuto modo si scoprire durante la visita guidata alla Fondazione Zeffirelli, infatti, viene più volte sottolineata la crudeltà del destino della protagonista, Violetta, che nonostante abbia la smania di cambiare il corso degli eventi decide di sottomettersi ad essi e finisce con il diventare un oggetto, una bambola agli occhi di chiunque all’infuori della persona che ama, ma che le è negata. ZEFFIRELLI ha dimostrato grande cura nei dettagli adattando quest’opera a seconda degli spazi in cui doveva essere recitata ma mantenendo l’idea di fondo di un ambiente chiuso, che non lascia scampo. Nella versione messa in scena al Metropolitan Opera House di New York, il palcoscenico ricorda una casa delle bambole; invece, in quella del piccolo teatro circolare di Busseto (città natale di Giuseppe Verdi), la forma del palcoscenico e la sceneggiatura richiamano la struttura di un carillon; altro esempio ancora, la variante rappresentata a Roma include pesanti tendaggi che chiudono l’ambiente e trasmettono un senso di soffocamento, il quale riprende anche i sintomi della malattia di Violetta, la tisi. LA RAGAZZA, in conclusione, non ha avuto la forza o la possibilità di cambiare la situazione, mentre la frase che dobbiamo avere in mente quando ci impegniamo è “quando sai quello che vuoi, e lo vuoi con abbastanza forza, troverai un modo per averlo” (Jim Rohn). Se si ambisce a qualcosa, è necessario anche avere il coraggio di lottare per ottenerla, trovare la tenacia di non lasciarsi dissuadere da critiche e insinuazioni e accettare di prendersi la responsabilità per ciò che cambiamo in noi e in ciò che ci è intorno.

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