Campionato di Giornalismo la Nazione

Sport fra paura e propaganda

SI È APPENA conclusa la XXIII edizione delle Olimpiadi invernali in Corea del sud, in una zona del mondo attualmente ad alta tensione. Da quanto abbiamo visto l’appuntamento sportivo è servito alle due Coree per dare un messaggio al mondo, attraverso lo sport, di distensione. Quello che ha colpito l’opinione pubblica è il fatto che nella cerimonia di apertura le due Coree si sono presentate sotto la stessa bandiera. Eppure, a ben vedere, non è stata una situazione del tutto nuova. E’ accaduto ai Mondiali di tennistavolo, ai Mondiali Under 20 di calcio del 1991, a Sydney 2000, ad Atene 2004 e a Torino 2006. Perché allora tanto clamore? Possiamo sentirci rassicurati? La Storia, in verità, ci insegna che lo sport è una delle più efficaci forme di propaganda in tempi di pace e, purtroppo, non sempre riesce a tenere lontano i venti di guerra. Pensiamo a Sarajevo, Olimpiadi invernali del 1984: meno di dieci anni dopo la città divenne una terribile trincea e i luoghi delle manifestazioni sportive videro sanguinosi massacri di civili inermi. Anche l’Europa era in pace quando nel 1936 ci furono le Olimpiadi a Berlino: tre anni prima Hitler era salito al potere e tre anni dopo invase la Polonia. Le Olimpiadi di Berlino furono per Hitler e per Goebbles, il suo spietato ministro della propaganda, una celebrazione del regime nazista. Per quell’occasione furono ristrutturati palazzi, interi quartieri, si misero in piedi coreografie colossali per mettere in mostra la superiorità della gioventù hitleriana,e, per motivi razziali, a molti atleti di diverse delegazioni fu impedito di partecipare ai giochi. Allora, forse per rassicurarci un po’, ci piace di più ricordare queste Olimpiadi come quelle delle quattro medaglie conquistate da Jesse Owens, atleta statunitense di colore. Le sue gloriose imprese furono immortalate per la prima volta dall’uso delle riprese televisive e furono uno schiaffo potente e plateale alle teorie della razza. Ma da sole non bastarono: negli anni successivi l’Europa fu, come sappiamo, teatro di guerra e di stermini. E allora, forse per sentirci ancora più dentro alla storia, ci piace qui riportare alla memoria quattro vecchie glorie di Carrara alle quali è dedicato il nostro stadio e che vissero in prima persona quegli eventi: Venturini, Vannucci, Piccini e Marchini. Facevano parte della giovanissima nazionale italiana di calcio che vinse la finale contro l’Austria e si aggiudicò inaspettatamente e con grande soddisfazione dello stesso Owens (come ricorda il commissario tecnico di allora, il famoso Vittorio Pozzo, nelle sue memorie) il titolo olimpico. Tutto ciò magari ci inorgoglisce... ma ancora purtroppo non ci rassicura.

Classi 3C, 3D, 3E

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