Campionato di Giornalismo la Nazione

Dalla città della Vespa al Senegal

LE MIGRAZIONI sono antiche quanto l’umanità, infatti sia le ricerche archeologiche che le testimonianze bibliche e dei poemi omerici ci parlano dei movimenti di singoli e di gruppi verso mete più propizie: ogni uomo è spinto dal desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita sociali ed economiche. Oggi nuovamente le migrazioni si presentano come uno dei fattori più visibili e controversi del cambiamento delle nostre società. NEL CENTRO delle città, nelle fabbriche, nelle aule scolastiche, nelle messe domenicali, nelle organizzazioni criminali, avvengono sostituzioni e mescolanze di vecchi e nuovi protagonisti. E i nuovi arrivati sono quasi sempre più poveri di quanti si erano già insediati in precedenza, oltre che diversi per lingua, aspetto fisico, usanze, credenze e pratiche religiose. Questo fenomeno viene visto in vari modi, per alcuni è un’opportunità per conoscere nuove culture e per arricchire l’economia del territorio, per molti altri, invece, viene percepito come un’invasione. Attualmente l’Italia è il quarto Paese dell’Unione Europea per presenza di stranieri sul proprio territorio e secondo le previsioni nel 2018 il flusso migratorio dovrebbe rimanere stazionario. Nella nostra piccola città della Piaggio che conta quasi 30mila abitanti, 4500 circa sono stranieri e di questi 1373 sono senegalesi. Per questo molti considerano Pontedera non solo come la città della Vespa, ma anche come la città dei senegalesi. Sicuramente la posizione geografica di Pontedera, posta tra Pisa e Firenze, e facilmente raggiungibile con il treno ha favorito questo insediamento. I primi senegalesi arrivarono a Pontedera tra il 1993/94 ed erano per lo più giovani senza famiglia in cerca di lavoro, nel 1996 arrivarono le prime due famiglie senegalesi e nel 1998 nacquero i primi figli. Gli anni novanta furono caratterizzati da una profonda crisi di mano d’opera specialmente nella zona del cuoio dove trovarono occupazione i giovani senegalesi che con il passa parola fecero arrivare amici dal paese d’origine per lavorare nelle aziende conciarie. Venivano chiamati gli «invisibili» perché partivano la mattina all’alba con il treno da Pontedera per ritornare dopo il tramonto. Altri invece cominciarono il lavoro di venditori ambulanti sia nelle città come Firenze, Pisa, Siena attrazione dei turisti, sia sul litorale da Livorno a Massa. Sicuramente a Pontedera, come in altre città della Toscana, c’è stata una particolare sensibilità al tema dell’immigrazione, infatti l’accoglienza dei cittadini e le politiche sociali hanno fatto sì che molti senegalesi abbiano impiantato le loro famiglie stabilmente nel nostro Comune.

Classe 2C - Tutor: Maria Flavia Orazzini

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