Campionato di Giornalismo la Nazione

Terra: un mondo da salvare

«DEDICATO a Dio per il dono più bello che ci ha fatto ancor prima della vita: il nostro pianeta. E a tutti coloro che lo amano». Con queste parole si apre l’ultima pubblicazione di Luca Bracali, un pistoiese d’eccezione, che ha dedicato la sua vita alla fotografia, immortalando scenari di straordinaria bellezza, con lo scopo di mostrarci il pianeta Terra con le sue meraviglie e farcene innamorare. Sì, perché è difficile sciupare ciò che amiamo. Abbiamo sognato ad occhi aperti davanti ai filmati e alle fotografie scattate da Luca. Paesaggi immensi e desolati, animali selvaggi, volti di popoli lontani, contrasti fra natura aperta ed antropizzazione esasperata. Luca non ha iniziato la sua carriera come fotografo naturalista. La svolta è avvenuta quando ha pensato che fotografando la Terra avrebbe mostrato qualcosa che appartiene a tutti e quindi anche a lui stesso, una parte di noi. Ed è così che si è pian piano evoluta l’idea di far vedere attraverso il suo lavoro quanto è prezioso il nostro mondo e quanta cura dobbiamo imparare ad averne. Per questo Luca è venuto volentieri a scuola, a dedicarci un po’ del suo tempo, perché siamo proprio noi ragazzi i testimoni più importanti di ciò che potremo fare in futuro per salvaguardare la «nostra casa». Stupiti e commossi, perché non si può rimanere indifferenti davanti alle sue immagini, abbiamo chiesto a Luca se durante i suoi numerosi viaggi abbia mai avuto paura. Ci ha rivelato che da ragazzo era molto timoroso, ma vivendo tante esperienze e confrontandosi con il mondo ha capito che non serve avere paura. Bracali ha visitato più di 140 paesi e molti più di una volta. Ghiacci, vulcani, acqua, vita. Amare la natura significa amare noi stessi. Questo è il messaggio che ci è stato rivolto da Bracali e che è diventato la sua missione. L’unicità del nostro pianeta deve sorprenderci e renderci consapevoli della sua salvaguardia. Non possiamo tirarci indietro. Eppure ci sono immagini che ci mostrano la violenza dell’uomo sull’ambiente, il dolore di una natura sfruttata e piegata ai meccanismi perversi del profitto. Ci ha colpito una foto scattata nell’artico dove il contrasto fra il candore della neve e il nero del fumo di una ciminiera sono il segno tangibile di una ferita aperta. È un’immagine che fa male. Eppure serve a farci riflettere, perché solo l’uomo può intervenire e cambiare le cose. A noi umani è indissolubilmente legato il filo della vita e il rispetto per tutte le forme viventi che popolano il pianeta. Come disse il celebre capo indiano Seattle nel 1852 «la Terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli».

Classe 2G, 3C, 3D

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