Campionato di Giornalismo la Nazione

La memoria di Italo vive ancora

ITALO Geloni nasce nel 1924 a Seravezza in una famiglia antifascista che gli insegna a pensare liberamente. Durante la Seconda Guerra Mondiale entra nelle file partigiane come spia infiltrata tra i fascisti. Il 2 luglio 1944 viene arrestato dalle SS mentre si trova in una casa e sta procurando documenti falsi a persone pronte a scappare dall’Italia. Dopo aver subito torture nelle carceri italiane ed essere stato deportato nel campo di concentramento di Gries a Bolzano, il 7settembre 1944 viene trasferito a Flossenburg, uno dei campi madre in cui vengono schedati i deportati e inviati ad altri campi. Nei campi madre i deportati subivano la «spersonalizzazione », posti in baracche di isolamento dette di «quarantena» collocate nei pressi del forno crematorio, venivano stressati fisicamente e psicologicamente in modo che non pensassero più a fuggire ma solo a sopravvivere, privandoli della loro personalità e della loro dignità umana. Nonostante le crudeltà e le violenze che subisce e che vede all’interno del campo, Italo cerca di non darsi per vinto tanto che un giorno, approfittando della situazione giusta e della fitta nebbia, prova anche a scappare ma viene catturato con l’aiuto dei cani. Mentre sta per essere impiccato, il comandante delle SS, trovatosi lì per caso, gli chiede cosa avrebbe fatto se fosse scappato, Italo semplicemente gli dice la verità: si sarebbe unito ai partigiani locali. Il comandante lo guarda quasi con ammirazione e non lo fa impiccare ma lo punisce con 100 bastonate. All’interno dei campi c’erano persone che si aiutavano a vicenda costituendo una resistenza passiva. Scoperto questo comitato, i deportati definiti «recidivi» venivano inviati presso la Compagnia di Disciplina al campo di sterminio di Mauthausen. Lì i detenuti dovevano risalite i 150 gradini della «Scala della Morte » trasportando blocchi di granito. Durante il trasporto molti cadevano o venivano spinti degli stessi soldati, per divertimento. Delle 500 persone mandate alla «Scala della Morte» solo 5 tornarono vive a Hersburck e tra queste Italo. Molti sono gli episodi dell’esperienza di Geloni che ci hanno fatto riflettere. Italo Geloni è uno dei pochi sopravvissuti che, tornato a casa, ha sentito il dovere di difendere e trasmette la memoria per non dimenticare. Per il comune di San Miniato è stato molto disponibile con i giovani ed è anche riuscito a «tener accesa la luce della memoria in tutte le nuove generazioni e tutti coloro che hanno lottato e sofferto per donarci la libertà ». Queste sono le parole scritte sulla pietra nella piazza a lui intitolata il 28 gennaio 2013.

Classe 3C

PER VISUALIZZARE LA PAGINA CLICCA QUI