Campionato di Giornalismo la Nazione

I nonni che fecero la storia

«MIO NONNO mi ha raccontato che durante la Seconda Guerra Mondiale lui, sua madre, i sui fratelli e suo nonno si rifugiarono in campagna, perché c’erano case isolate e meno a rischio bombardamento. Erano di contadini disposti ad ospitare la gente in fuga. Alcuni ragazzi più grandicelli erano soliti recarsi all’accampamento degli americani per farsi regalare delle sigarette per i genitori e che talvolta fumavano anche loro ma di nascosto… ». E ANCORA: « … Mio nonno ricorda anche un militare tedesco di pattuglia a Pozzuolo, che era addetto alla salvaguardia delle abitazioni per evitare gli atti vandalici di saccheggio. Finita la Guerra il militare ritornò in Germania e dopo tanti anni ritornò a Pozzuolo insieme alla moglie, alla quale presentò gli abitanti e le famiglie che aveva conosciuto durante il periodo della sua residenza a Pozzuolo… ». «… Questo è un ricordo della mamma, uno dei pochi che i genitori le hanno raccontato sulla guerra ma che ha segnato la vita dei nonni perché si è trattato di un fatto molto grave: il nonno materno, durante la Seconda Guerra Mondiale, stava viaggiando su un carro trainato dai buoi su una stradina di campagna. Era in compagnia del fratello e della moglie del fratello che si teneva fra le braccia il figlio appena nato. Stavano spostandosi da un podere per andare a rifugiarsi su un altro podere ritenuto più sicuro dai bombardamenti. All’altezza di un piccolo ponte, quasi vicino alla destinazione, improvvisamente però i buoi calpestarono una mina facendola esplodere. L’urto fu così forte che il fratello del nonno morì sul colpo, gli altri rimasero feriti e il bambino fu sbalzato dalle braccia della mamma a circa quattro, cinque metri di distanza. Fortunatamente le coperte con le quali era avvolto salvarono la vita al bambino, che riportò solo qualche piccolo graffio. Questo episodio segnò profondamente la vita del nonno che purtroppo io non ho mai conosciuto… ». «RACCONTO della mia nonna: un giorno suonò la sirena dei bombardamenti, quindi mia nonna andò dentro i rifugi insieme a i suoi genitori, mentre i nonni della mia nonna restavano in casa. I rifugi erano a forma di tunnel e erano molto lunghi, si sviluppavano sotto terra per evitare le bombe, vi erano della nicchie e dei materassi dove poter stare comodi e rilassarsi, la vita lì dentro passava lentamente e per passare il tempo, giocavano a carte. Dopo la fine dei bombardamenti uscivano tutti e la vita ricominciava come sempre, almeno fino al bombardamento successivo».

Classe 3P

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